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Manovrina, primo sì dell’Europa

A due settimane da una valutazione precisa sull’andamento dei conti pubblici e sui rischi di squilibri macroeconomici in Italia, la Commissione europea ha dato ieri un suo benestare di massima alla manovra pari allo 0,2% del prodotto interno lordo annunciata dal governo Gentiloni in aprile. L’annuncio è stato accolto positivamente a Roma, anche se la partita con Bruxelles rimane aperta su altri fronti. Per esempio, il mancato impegno di rilanciare gli investimenti pubblici nel 2016.
Parlando in una conferenza stampa qui a Bruxelles dedicata a questioni finanziarie, il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha spiegato che “a un primo acchito” la manovra pari allo 0,2% del Pil è in linea con le richieste comunitarie. A suo tempo, l’esecutivo comunitario aveva chiesto all’Italia di ridurre il deficit strutturale di quest’anno per rimettere in careggiata i conti pubblici e rispettare il Patto di stabilità e crescita (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 e del 9 aprile).
La presa di posizione giunge a ridosso di metà mese quando Bruxelles deve pubblicare una sua valutazione sull’andamento del debito così come una analisi sui rischi legati agli squilibri macroeconomici eccessivi. Il benestare di massima sulla manovra è un primo passaggio importante, ma non è sufficiente per dare un pieno nulla-osta. «La Commissione sta ancora valutando il Documento economico e finanziario così come il Piano nazionale delle riforme», ha detto un esponente comunitario.
L’approvazione della manovra lascia ben sperare per quanto riguarda l’analisi sull’evoluzione del debito, che continua ad oscillare oltre il 130% del Pil. Quanto alla procedura sugli squilibri macroeconomici, molto dipenderà dalla valutazione comunitaria del Piano nazionale delle riforme. Qui a Bruxelles lo sguardo corre in particolare alla fragilità del settore bancario. Non per altro Bruxelles sta premendo sul governo perché risolva velocemente la crisi del Monte dei Paschi di Siena (Mps).
Tra le decisioni attese a metà mese vi è anche quella relativa alla spesa pubblica nel 2016. Il governo Renzi aveva ottenuto nel 2015 flessibilità di bilancio in cambio di un rilancio degli investimenti. I più recenti dati Istat hanno mostrato che nel 2016 gli investimenti anziché aumentare o rimanere stabili sono scesi, del 4,4% rispetto al 2015. Il governo Gentiloni ha inviato a Bruxelles lunghe spiegazioni tecniche per giustificare questa situazione ed evitare eventuali sanzioni.
«L’esecutivo comunitario sta ancora valutando le carte», ha aggiunto sempre ieri l’esponente comunitario. In questa fase, la Commissione europea sembra ben disposta nei confronti del governo, consapevole della difficile situazione economica e politica in Italia. La vera incognita riguarda la Finanziaria per l’anno prossimo da presentare entro fine estate. L’Italia ha promesso per il 2018 un ambizioso aggiustamento strutturale, che qui a Bruxelles molti temono sia irrealistico.
In questo contesto, l’esecutivo comunitario è stretto tra sentimenti contrastanti. Da un lato, si rende conto che l’Italia è uno snodo delicatissimo del futuro assetto europeo: non vuole certo provocare scossoni politici incontrollabili. Dall’altro, non può permettersi di rinnegare le regole di bilancio in un momento in cui alcuni paesi – la Germania o l’Olanda – stanno spingendo per trasferire contro la sua volontà le competenze di controllo delle finanze pubbliche al Meccanismo europeo di Stabilità (Esm).

Beda Romano

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