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Manovre sul Montepaschi. È passato di mano il 25%

di Federico De Rosa

MILANO — Francesco Gaetano Caltagirone prosegue nel disimpegno dal Montepaschi scendendo sotto all'1%. Ma l'imprenditore romano non è l'unico in manovra su Rocca Salimbeni. In Borsa è in corso un lento ma sostanzioso rastrellamento di azioni Mps, che da inizio anno sono salite di oltre il 18%. Difficile pensare che sia solo l'arrivo di un nuovo direttore generale, Fabrizio Viola, ad aver provocato il risveglio del Monte, anche se la notizia che Siena non farà altri aumenti di capitale per rafforzare il patrimonio certamente un peso lo ha avuto. Che però, a detta degli operatori, non giustifica l'improvvisa impennata degli scambi: dall'inizio dell'anno è già passato di mano più del 25% del capitale di Mps, il cui controllo è saldamente in mano alla Fondazione.
Alcuni rumors parlano di private equity in manovra. Qualcuno ha fatto il nome di Clessidra, che tuttavia esclude di aver aperto un dossier su Rocca Salimbeni. E della Sator di Matteo Arpe. La quale avrebbe in effetti studiato la situazione, ma guardando dal lato Fondazione, e quindi con il probabile interesse per la quota che l'ente guidato da Gabriello Mancini sarà quasi certamente costretto a cedere nell'ambito della ristrutturazione del debito. Entro metà marzo Mancini deve trovare un accordo con le banche creditrici per rientrare di quasi un miliardo di debiti. Arpe avrebbe però già archiviato la pratica.
Di certo la partita che si sta giocando attorno alla quota in mano alla Fondazione ha regalato al Monte un discreto appeal speculativo. Che le manovre di Caltagirone hanno rafforzato. L'imprenditore romano, che aveva il 4,3% del capitale di Mps, ha ridotto la quota allo 0,8% circa da dicembre a oggi e venerdì a sorpresa ha annunciato le dimissioni dal consiglio della banca, di cui era vicepresidente, autosospeso dopo la condanna in primo grado nel processo sulla scalata a Bnl. Entro una decina di giorni Caltagirone dovrebbe concordare con Siena il nome di chi prenderà il suo posto, anche se per soli tre mesi visto che il consiglio scadrà ad aprile. E in vista del rinnovo ieri il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, ha annunciato che ci saranno «delle discontinuità importanti». La prima è stata la nomina di Viola, la prossima quella del nuovo presidente che sostituirà Giuseppe Mussari.
Le manovre attorno al Monte sarebbero legate anche ai piani di Viola, a cui l'Eba ha chiesto di rafforzare il patrimonio con 3,2 miliardi di euro di nuova finanza. Per centrare l'obiettivo il direttore generale ha messo a punto un piano che non prevede ricapitalizzazioni ma azioni sul capitale, una diversa ponderazione degli attivi, alcune dismissioni e il mantenimento dei Tremonti Bond. Il 20 gennaio l'ha inviato in Banca d'Italia. Sull'esito delle verifiche di Palazzo Koch non è filtrato molto, sembra tuttavia che su alcuni punti del piano ci sarebbero state perplessità. Insomma il rischio aumento di capitale per il Montepaschi non sarebbe del tutto scampato.
 

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