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Manovre in Fondazione. Sulle nomine si gioca d’anticipo

Con una cupa coincidenza la miglior trimestrale di ogni tempo di Intesa Sanpaolo è stata presentata nelle stesse ore in cui, bontà sua, l’agenzia di rating Moody’s ha declassato 26 (massì!) banche italiane, retrocedendole in una classifica fatta sostanzialmente di prospettive assenti e di disastri imminenti. L’agenzia Moody’s ha certamente molti buoni motivi per dipingere un quadro tanto pessimista sull’Italia — e alcuni di questi motivi vuole conoscerli anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas —, ma è indubbio che proprio quando i primi dieci istituti italiani abbozzano un timido sorriso — forti di 2,093 miliardi di euro di utili messi in cassa tra il primo gennaio e il 31 marzo di quest’anno, vedi tabella —, una risposta tanto beffarda legittima l’accusa di irresponsabilità lanciata dall’Abi.
Orizzonti americani
Chissà quante cose ci sarebbero poi da dire sull’americana Jp Morgan, una banca che da sola, qualche giorno fa ha ammesso perdite per 2,3 miliardi di dollari a causa di operazioni sui derivati, una cifra abbastanza vicina agli utili trimestrali messi assieme dalle prime banche italiane, benché tutte retrocesse da Moody’s, la stessa agenzia che assegnava un rating altissimo alle obbligazioni Lehman Brothers pochi giorni prima del suo fallimento È chiaro che tensioni speculative estremamente marcate stanno nuovamente mutando gli equilibri sui mercati, riproponendo scene che i più pensavano relegate alla seconda metà dello scorso anno. Non è così. «La situazione all’estero è peggiorata — sottolinea Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo —. Soprattutto in Grecia e in Spagna. Sono stupito che, a livello macroeconomico, non si voglia dare una direzione per risolvere il problema. Se non si interviene i mercati rimangono in balìa di fenomeni speculativi anche di breve termine. Ma le condizioni si sono così deteriorate che non è possibile pensare di rimanere inermi fino al 17 giugno, data delle prossime elezioni in Grecia. La situazione sta rapidamente degenerando e serve un coordinamento internazionale che vada al di là dei vincoli di bilancio e dei piani di rientro. Le politiche di rigore a cui anche l’Italia deve giustamente sottomettersi non possono, in questo momento, essere disgiunte da concrete prospettive di crescita. Occorre agire rapidamente sulla leva della spesa corrente per liberare risorse per gli investimenti».
Elementi non ripetibili
Sforzandoci di non considerare le inevitabili conseguenze macro che agiscono pesantemente sullo stesso mercato in cui Intesa Sanpaolo si trova a operare, la banca guidata da Enrico Tomaso Cucchiani ha aperto col botto il 2012. Ci sono, per Intesa come per altre banche italiane, elementi straordinari e non ripetibili che hanno pesato sulla perfomance trimestrale — 274 milioni di plusvalenza derivante dal buy back di titoli propri subordinati Tier 1 che hanno portato il risultato dell’attività di negoziazione a 716 milioni — ma l’andamento del conto economico, con i risultati portati dalla divisione Banca dei Territori e il rafforzamento dello stato patrimoniale, con il coefficiente Eba pro-forma al 9,6 per cento e un Core Tier 1 ratio al 10,5 per cento, sono elementi oggettivi di positività. Cucchiani peraltro, non ha abbassato la guardia e ha dimostrato di guardare oltre. Un atteggiamento di estrema prudenza, da vero assicuratore di lungo corso, che ha come obiettivo il medio-lungo periodo. «La banca — sottolinea Beltratti — sta reagendo bene alle pressioni ambientali. In questa fase è necessario abbracciare prospettive di lungo periodo riflettendo in modo strutturale sui modelli di business».
L’azionariato
Messi a posto i conti, soprattutto sul versante della solidità patrimoniale, Cucchiani sa bene che i prossimi saranno i mesi più duri. Al netto delle tempeste sull’eurozona, la prospettiva di ripresa dell’economia italiana, a cui la maggiore banca del Paese è intensamente legata, è attesa nella seconda metà dell’anno. Ma il Paese in quali condizioni vi arriverà?
Le tensioni sulla moneta unica e le spinte della speculazione rischiano di aggravare una condizione già critica a livello occupazionale. Sono pericoli esogeni quelli che attanagliano oggi la banca di Cà de Sass. Perché all’orizzonte i primi momenti d’incertezza emergono nella primavera prossima, quando tre delle cinque più importanti fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo rinnoveranno il loro vertice. Certo, il recente cambio al vertice della Compagnia di San Paolo contribuisce a dare solidità e unità di intenti alla compagine societaria, ma la quasi contemporanea scadenza di Jacopo Mazzei a Firenze (febbraio 2013), Fabio Alberto Roversi Monaco a Bologna (marzo) e Antonio Finotti a Padova (aprile; mentre il cda è stato rinnovato il mese scorso), qualche grande manovra, dopo la prossima estate, la genererà. Per ora il cambiamento è lontano, ma le strategie vanno disegnate per tempo.
Adesso altre sono le priorità di Intesa e di tutto il sistema bancario italiano che, anche per voce dell’Abi, l’Associazione di categoria, sta intervenendo su Moody’s, al fine di fare chiarezza. Di questi tempi, tra gli sportelli non solo di casa nostra, ce n’è un estremo bisogno.

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