Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Manovra verso il via libera Ue

Su un tavolo gioca con l’Unione europea, che

comunque a novembre non rispedirà al mittente la manovra da 27 miliardi destinata nelle intenzioni del governo a rilanciare l’economia. Sull’altro gioca con la minoranza del Pd, che lamenta la presunta incostituzionalità della cancellazione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa e annuncia emendamenti.

Non è un caso che, intervenuto ieri in serata al Tg5, il presidente del consiglio Matteo Renzi abbia detto: «C’è una parte del Pd che si oppone, direbbe Totò, a prescindere. Mi aspetto una dura opposizione persino sul colore delle cravatte. Questa legge di Stabilità realizza battaglie storiche del Pd e c’è chi passa il tempo a lamentarsi. Però manca ancora qualcosa: la riduzione delle tasse, pagarle meno e pagarle tutti. Abbiano iniziato con gli 80 euro, ora Tasi e Imu. Se si butta giù le tasse, l’Italia torna a crescere e ad essere leader dell’Europa. Io ci credo».

E infine, sul terzo tavolo se la vede con Il Nuovo centrodestra, che voleva bloccare il disegno di legge sulle unioni civili e aveva minacciato di far saltare l’esecutivo in caso di fughe in avanti. Minaccia poi rientrata dopo che il ministro delle riforme, Maria Elena Boschi ha chiarito; «Sulla stepchild adoption (cioè sull’adozione da parte di conviventi omosessuali dei figli da precedenti matrimoni, ndr), il Pd lascerà libertà di coscienza». Frase questa che ha rassicurato il leader di Ap Angelino Alfano e alla quale ha fatto seguito in serata l’intervento del presidente del consiglio:«Faremo di tutto perché finalmente si arrivi ad approvare la legge sulle unioni civili, ma per riuscirci servono buonsenso e dialogo su un terreno ricco di diviosioni. Oggi anziché alzare muri ideologici, serve fare uno sforzo per capire l’uno le ragioni dell’altro

Insomma, tre problemi diversi, ma altrettanto delicati per Renzi, che per prima cosa ieri ha scatenato i suoi uomini di punta a difesa della legge di Stabilità. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, tanto per cominciare, ha affrontato la questione delle tasse che scendono per tutti, non soltanto per i proprietari di case.

Padoan: giù le imposte per tutti

«Come l’anno scorso continuiamo a fare una legge di stabilità in cui il deficit si riduce e il debito diminuisce dall’anno prossimo, ma allo stesso tempo forniamo sostegno espansivo alle famiglie e alle imprese», ha detto Padoan. Il numero uno del dicastero di via XX Settembre ha assicurato che il gettito perduto per «l’abolizione della Tasi sulla prima casa e di altre imposte comunali sarà totalmente restituita ai comuni. Le coperture per tali operazioni sono nella legge di stabilità».E ha aggiunto che con la manovra dell’anno scorso «abbiamo tagliato moltissimo. Quest’anno continueremo con i tagli, toglieremo soprattutto ai ministeri e, per quanto riguarda gli altri enti di governo, si tratterà di un minore aumento di spesa». Padoan ha poi affrontato il nodo della possibile opposizione dell’Ue alla manovra e ha spiegato che con Bruxelles non c’è contrasto. «La trattativa con Bruxelles è un processo continuo, c’è un rapporto continuo per cui le misure che il governo intende prendere vengono valutate assieme prima, sia dal punto di vista tecnico che politico.Non c’è conflitto o antagonismo, c’è un processo convergente verso un accordo. Ciò vale per la legge di stabilità e per la legge di bilancio che verranno valutate a novembre». Insomma, le opinioni possono anche essere, come sono, piuttosto divergenti, ma alla fine l’intesa si troverà. Come hanno confermato fonti europee, che escludono bocciature della legge di Stabilità 2016 ma preannunciano un controllo severo sulla richiesta italiana di ulteriore flessibilità, pari allo 0,2% del pil e a 3,2 miliardi, per la gestione dei migranti.

Il braccio di ferro con la minoranza del Pd

Certo è che il vero braccio di ferro Renzi e Padoan dovranno sostenerlo, come ormai avviene da qualche tempo a questa parte, con la minoranza del Pd guidata da Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del Pd e candidato premier, una volta resi noti i contenuti della manovra per il 2016-2017 ha attaccato personalmente la decisione di abolire l’Imu e la Tasi per tutte le prime case e l’innalzamento del tetto per l’utilizzo del contante da 1.000 a 3.000 euro. Bersani, soprattutto, ha definito incostituzionale la cancellazione di Imu e tasi perché, ha argomentato, si verrebbe meno al principio di progressività dell’imposizione fiscale sancito dalla Carta. Osservazioni alle quali hanno replicato i vicesegretari del Pd, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini. La presidente della regione Friuli Venezia Giulia, in particolare, ha negato che gli interventi di riduzione delle imposte siano «di destra», come sostenuto dalla minoranza del Pd e anche dal transfuga del partito ed ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina. E ha aggiunto che la manovra «sta interamente dentro le politiche di centrosinistra. «Stiamo abbattendo le tasse, perché vogliamo rilanciare l’economia e i consumi senza dimenticare interventi per i più deboli, come quelli sulle case popolari e le gravi disabilità». Serracchiani ha anche escluso che l’abolizione delle tasse sulla prima casa sia incostituzionale e ha spiegato. «Si tratta di una tassa sul patrimonio e non sul reddito e ha una sua progressività dal momento che l’abbattimento della Tasi sui redditi di chi ha di meno incide molto di piu’ rispetto al reddito di una persona benestante». La vicesegretaria del Pd ha aggiunto che ormai è chiaro come «la lotta all’illegalità e all’evasione fiscale non si fa con i tetti al contante, ma con strumentazioni ben più efficaci come l’incrocio della banche dati, che è esattamente l’obiettivo del governo». E tanto per far capire che aria tiri dalle parti di palazzo Chigi, o meglio nelle stanze di Renzi, riguardo alla necessità che la manovra vada in porto in tempi brevi, Serracchiani ha fatto capire che ogni pazienza ha un limite. Nel senso che saranno cercati accordi in parlamento per correggere le parti più contestate, ma poi si ricorrerà al voto di fiducia nel caso queste intese tardassero ad arrivare. «Le critiche della minoranza Pd sono diventate una consuetudine», ha notato Serracchiani, «nonostante questa legge di Stabilità risponda a quello che ci siamo detti per anni: alla crescita per nuovi investimenti, al rilancio dei consumi attraverso l’abbattimento delle tasse e alle misure per i più deboli. Ora si apre una discussione nelle aule parlamentari. Troveremo soluzioni condivise, anche se ci sono linee di indirizzo già date con chiarezza», Insomma, un avvertimento chiaro inviato da Renzi tramite Serracchiani: il premier fa sapere che ricorrerà al voto di fiducia se la situazione non si sbloccherà in fretta. Mentre la fronda interna del Pd, forte di un centinaio di parlamentari tra camera e senato, è pronta a presentare una decina di emendamenti destinati a ridisegnare le parti della manovra considerate poco convincenti. Renzi, però, per ora va avanti e in settimana convocherà un’asasemblea dei gruppi Pd a palazzo Madama e Montecitorio per fare il punto della situazione. Nell’attesa, ieri il premier è stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per un faccia a faccia sulla manovra, sulle riforme e sulla politica estera.

No Tav, assolto lo scrittore Erri de Luca

Erri De Luca è stato assolto perché «il fatto non sussiste» nel processo in cui è imputato a Torino dall’accusa di istigazione a delinquere per essersi detto a favore dei sabotaggi in Val Susa contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. I pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano chiesto 8 mesi di reclusione. «Confermo la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo, dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata. La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato», aveva affermato ieri mattina.

Lombardia, oggi in consiglio la mozione di sfiducia a Maroni

Quattro ore di dibattito sulla mozione di sfiducia al governatore Roberto Maroni, presentata dalle opposizioni e che sarà discussa oggi in Consiglio regionale. A stabilirlo è stata ieri la conferenza dei capigruppo, coordinata dal presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

Marino dal pm per spiegare le sue spese

Il sindaco dimissionario di Roma, Ignazio Marino, è stato ascoltato in Procura dal pm Roberto Felici in merito all’inchiesta sulle spese di rappresentanza affrontate dal sindaco con la carta di credito del Campidoglio. Era stato il primo cittadino a chiedere di essere ricevuto dai pm.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa