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Manovra, ecco tutti i condoni sulla casa

OMA Due terremoti e due condoni edilizi. Completamente diversi tra loro anche se stanno nello stesso decreto. Mirato e di manica molto larga, quello per le case distrutte dal sisma di Ischia del 2017. Generalizzato e più severo, ma in compenso molto più a buon mercato, quello per gli immobili danneggiati dal terremoto del Centro Italia. Entrambi, tuttavia, capaci di accendere polemiche, perché qui si tratta di ricostruire con i soldi pubblici, tra le mille di Ischia e le 80 mila del Centro Italia, anche case in qualche modo abusive.

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha provato a spegnerle anche ieri, giorno in cui per inciso partiva la rottamazione ter delle cartelle, Equitalia, uno dei tanti condoni fiscali della manovra. «Laddove siano stati costruiti in aree con vincoli idrogeologici o altri vincoli, non ci sarà regolarizzazione e gli immobili andranno immediatamente abbattuti»: nell’isola non ci sarà alcun condono selvaggio, ha assicurato.

Anche se l’articolo 25 del decreto Genova è molto generoso. Le istanze di condono già presentate devono essere definite in base ai criteri della sanatoria del 1985. Quella con la quale si poteva regolarizzare tutto: case in riva al mare, in aree franose, a rischio sismico, vincolate, demaniali, dentro ai Parchi. Se non si fa così a Ischia, piena di vincoli idrogeologici e sismici, non si potrebbe sanare o ricostruire nulla.

La regola, però, vale solo per chi ha avuto la casa danneggiata e aveva già presentato l’istanza di condono. Per gli altri la sanatoria è possibile solo in base al Dpr 380, che è comunque molto severo, perché prevede la “doppia conformità” alla normativa, sia nel momento dell’abuso che in quello della domanda.

Un paletto rigidissimo, che invece per la sanatoria delle case distrutte dal terremoto di due anni fa in Appennino non esiste. Un emendamento allo stesso decreto Genova (art. 39-ter) presentato da Lega e M5S deroga esplicitamente al requisito della doppia conformità per tutte le case che verranno ricostruite con il contributo pubblico. Ammette un aumento di superficie del 20% (le quattro Regioni colpite adottarono il piano casa di Berlusconi), ma non il contributo su questi ampliamenti. Ma risolve tutta la pratica con una sanzione massima di 5.164 euro. Mentre la sanatoria ai sensi del condono ‘85 per Ischia, comportando il superamento di vincoli, è molto costosa.

Una norma per facilitare la sanatoria delle piccole difformità in Centro Italia già c’era, ma evidentemente non basta, se ad oggi è stato riparato solo lo 0,5% delle case distrutte. «Abbiamo 500 mila pratiche di condono inevase in Italia, serve un piano straordinario per affrontare il problema. Per non trovarci al prossimo terremoto ad inventarsi l’ennesimo ingiusto condono» dice Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.

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