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Manovra, tensioni sui tagli di spesa Ipotesi minisconto sulle pensioni

Mentre si intensifica il pressing parlamentare e sindacale sul governo per introdurre elementi di flessibilità sull’età pensionabile e mentre il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, assicura che si sta cercando una soluzione almeno per i lavoratori anziani che perdono il posto e non trovano una nuova occupazione, il puzzle della legge di Stabilità non è ancora composto e perfino il fatto che 10 miliardi di coperture verranno da tagli della spesa pubblica (spending review) non è più una certezza. È vero che il commissario alla spending, Yoram Gutgeld, non nutre dubbi sulla possibilità di raggiungere questa cifra, ma tra alcuni tecnici dello stesso governo circolano scetticismo e tensioni. 
Alla fine, come sempre, sarà il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a decidere, per esempio, se andare allo scontro con le Regioni sulla sanità, dando il via libera a un’altra sforbiciata del fondo sanitario, oppure con i Comuni, autorizzando nuovi tagli dei trasferimenti. Intanto, lo stesso Renzi ha chiesto a tutti i ministeri di indicare riduzioni di spesa sul 2016 del 3%. Considerando queste difficoltà e il fatto che alcune voci, come il riordino della giungla delle agevolazioni fiscali (tax expenditure) richiede tempo, la spending per il 2016 potrebbe essere di qualche miliardo inferiore ai 10 di cui il governo ha parlato finora. Non sarebbe un problema, se la Commissione europea dovesse concedere tutti i margini di flessibilità richiesti, cioè la possibilità di aumentare il deficit 2016 di altri 17,9 miliardi. Ma sarebbe un problema se Renzi decidesse di dare una risposta nella legge di Stabilità a diverse partite costose: gli interventi a favore dei poveri; la proroga della decontribuzione sulle assunzioni; le misure per il rilancio del Mezzogiorno; la flessibilità in uscita sulle pensioni.
Su quest’ultima partita ieri è intervenuto Padoan, negando contrasti con lo stesso Renzi, che ha chiesto al ministro dell’Economia e a quello del Lavoro, Giuliano Poletti, di studiare «un primo rimedio già con la legge di Stabilità» che verrà presentata entro il 15 ottobre. Per questo i tecnici si stanno concentrando intorno a soluzioni che consentano innanzitutto ai lavoratori anziani che perdono il posto e non riescono a ritrovare un’occupazione di andare in pensione con qualche anno di anticipo prendendo però un assegno più leggero o solo un minianticipo della pensione da restituire poi in piccole rate dal momento in cui decorre la pensione ordinaria. Si tratta del cosiddetto prestito pensionistico già istruito dal predecessore di Poletti, Enrico Giovannini.
Dai ministeri filtra inoltre un’apertura sulla proroga dell’«opzione donna» per consentire alle lavoratrici di uscire con qualche anno di anticipo, ma con l’assegno interamente calcolato con il contributivo. Ci perderebbero in media il 25-30%, ma Renzi potrebbe dire di aver fatto un primo passo per permettere, come aveva detto qualche tempo fa, alla lavoratrice che diventa nonna e che vuole godersi il nipotino di uscire prima.
In realtà, gli interventi ora allo studio sarebbero appetibili solo per chi non ha alternative, nel senso che ha perso il lavoro e gli mancano alcuni anni per la pensione. Si tratta cioè di soluzioni che avrebbero il merito di evitare il formarsi di nuovi esodati. Ma difficilmente potrebbero risultare convenienti per chi invece un lavoro ce l’ha. Per lanciare la flessibilità antiesodati con la legge di Stabilità il tempo è poco. Se non sarà possibile mettere a punto la norma entro il 15 ottobre, essa potrebbe arrivare con un emendamento durante l’esame parlamentare della manovra.
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