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Manovra, scintille Juncker-Renzi

Tra dichiarazioni pubbliche e negoziati diplomatici continua il confronto tra Roma e Bruxelles sul bilancio programmatico del 2017. La Finanziaria, preparata dal governo Renzi, è in evidente contrasto con le regole del Patto di Stabilità. Ancora ieri, l’esecutivo comunitario ha fatto capire che l’attuale testo è difficile da fare proprio, tanto più che domani è prevista la pubblicazione di nuove previsioni economiche, in peggioramento rispetto alla primavera.
Davanti a una platea di sindacalisti qui a Bruxelles, e rispondendo alle ripetute critiche provenienti da Roma, il presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker ha rimproverato ieri il governo Renzi: «L’Italia non cessa di attaccare, a torto, la Commissione europea». A torto perché gli elementi di flessibilità di bilancio introdotti nel Patto dalla stessa Commissione europea hanno offerto al paese margini maggiori di spesa per un totale di 19 miliardi di euro.
«L’Italia – ha aggiunto l’uomo politico – ci aveva promesso un deficit dell’1,7% del Pil nel 2017 e oggi invece ci propone un deficit del 2,4% del Pil allorché il costo dei rifugiati e dei terremoti si riduce allo 0,1% del Pil». Riassumendo la politica economica europea, ha poi detto: «Non si deve più dire – o meglio si può sempre dire se lo si vuole, in fondo non mi interessa… Insomma, non si può più dire che le politiche di austerità siano continuate con questa Commissione».
In campagna elettorale a Frosinone, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha risposto tambur battente: «Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli. Si può discutere di investimenti per il futuro ma sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal Patto vogliano o meno i funzionari di Bruxelles».
Rimbalzato in televisione, il confronto tra i due uomini politici ha indotto il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici a tentare di raffreddare i toni: «Cool down», ha detto, riferendosi al dibattito pubblico italiano. «La Commissione è pronta a tenere in considerazione la flessibilità di bilancio, poiché l’Italia è in prima linea nell’affrontare l’emergenza migranti per conto dell’Europa e anche i disastri naturali che l’hanno colpita in queste recenti settimane».
Parlando qui a Bruxelles, Moscovici ha poi precisato: «Ciò detto, è importante che le regole siano rispettate. Vi sono ancora sforzi da fare in modo da trovare un terreno comune in uno spirito costruttivo per integrare la flessibilità» di bilancio richieste dall’Italia. Una opinione sulla Finanziaria è attesa da parte di Bruxelles entro fine mese. Il bilancio 2017 del governo Renzi prevede un aumento del deficit strutturale dello 0,4% del Pil, rispetto a un impegno di ridurlo dello 0,6% del PIL.
L’Italia ha chiesto di godere di flessibilità per lo 0,4% del Pil, per via della spesa sostenuta per i rifugiati e i terremoti. Ieri sera, Moscovici non ha confermato la stima di Juncker di un massimo ammissibile dello 0,1% del Pil. D’altro canto, un portavoce comunitario ha fatto notare che il presidente aveva parlato a braccio. Al netto delle schermaglie, Bruxelles capisce le ragioni italiane e non vuole aizzare l’euroscetticismo a ridosso del voto del 4 dicembre; ma deve tenere conto delle regole comunitarie.
Mentre prosegue il negoziato, le prossime stime comunitarie, la cui pubblicazione è prevista domani, dovrebbero mostrare per il 2017, secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, un calo della crescita (allo 0,9%, dall’1,3% previsto in primavera) e un aumento del deficit (al 2,4% del Pil, dall’1,9%). Il debito è previsto in salita al 133,1% del Pil (dal precedente 131,8%). Se queste cifre venissero confermate, si capisce meglio perché la Commissione è preoccupata dall’andamento dei conti pubblici.

Beda Romano

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