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Manovra, Roma replica “Bruxelles non contesti le spese straordinarie per sisma e migranti”

Quattro pagine, una controffensiva politica massiccia, una contestazione a tutto tondo delle regole europee sui conti. Si può riassumere così la lettera firmata da Pier Carlo Padoan con la quale ieri sera Roma ha risposto ai dubbi di Bruxelles sulla manovra 2017. Di fatto il governo conferma la legge di Bilancio e sfida la Commissione: è la Ue – la sintesi – a dover cambiare, non l’Italia. E così proseguirà il braccio di ferro. Prossima tappa il 31 ottobre, quando la Commissione potrebbe, ma i pronostici sono che non lo farà, bocciare la manovra e chiederne una nuova. Poi a metà novembre il giudizio che potrebbe non chiudere la partita, con l’esito finale rinviato a dopo il referendum. Ieri intanto tornando dalla visita a Camerino Renzi spiegava ai suoi di essere ancora più convinto nei confronti dell’Europa dopo il nuovo sisma: «Siamo al quarto grosso terremoto in sette anni, voglio vedere se a Bruxelles continueranno a girarsi dall’altra parte». E «una sfida in positivo» all’Unione, ricorda il premier, sarà al centro della manifestazione di Roma di domani. Una “piazza del popolo” per dire, assicura, che «su migranti e adeguamento edilizio non faremo mezzo passo indietro».
Ad ogni modo, Padoan nella missiva alla Ue – ben più lunga e politica della richiesta di informazioni ricevuta martedì – decide di portare allo scoperto il tema del negoziato riservato con Bruxelles con il quale Roma spera di chiudere la partita, essere promossa ed evitare il rischioso muro contro muro. La Commissione contesta la mancanza di miglioramenti del deficit strutturale, quello al netto del ciclo e delle una tantum, che poi si riverbera sul 2,3% di deficit nominale indicato dalla manovra e sul debito pubblico. Ebbene, il governo contesta i conti di Bruxelles, la “matrice”, ovvero i criteri con i quali si fanno i calcoli in Europa. Peraltro un negoziato tra Ue e governi per modificarla è in corso, ma il governo italiano dietro le quinte accusa la Germania di averlo insabbiato. Per questo Padoan scrive che «alcuni progressi nel negoziato a livello tecnico sono stati fatti» e aggiunge che «se la politica di bilancio italiana fosse calcolata su stime alternative, la strategia per il 2017 apparirebbe sotto una luce diversa». Dunque per il governo è l’Europa che sbaglia.
Segue l’elenco di investimenti e riforme che faranno aumentare la crescita potenziale del Paese, tra i quali il referendum che per il ministro «può avere un impatto significante sulla crescita». Inoltre per il governo il mancato raggiungimento dell’obiettivo concordato a maggio con Bruxelles, il risanamento strutturale dello 0,6%, non viene raggiunto a causa delle circostanze eccezionali che hanno colpito l’Italia.
E qui si apre il secondo attacco politico alle regole approvate dai governi che la Commissione deve far rispettare. L’Italia contesta il fatto che vengano scomputate dal deficit le spese legate ai migranti solo nella misura dell’aumento dei costi anno su anno e non nella loro interezza. «I confini esterni – scrive Padoan – devono essere responsabilità comune mentre l’Italia ha un ruolo critico nell’assicurarne la tenuta e ha fatto uno sforzo finanziario eccezionale per mantenere gli obblighi umanitari nel nome dell’Unione europea». Seguono i numeri: l’Italia dall’inizio della crisi dei rifugiati «ha salvato quasi mezzo milione di persone in mare». Con l’Italia che per il prossimo anno vuole siano riconosciuti tutti i costi che si attende legati ai migranti (3,8 miliardi che, ai ritmi attuali, arriverebbero però a 4,2). Proprio ieri il governo ungherese ha accusato l’Italia di non rispettare le regole sui migranti. Secca la risposta di Gentiloni: «Tra muri e referendum evitino di darci lezioni».
Si passa poi al capitolo sisma, più stringato ma non meno duro. Roma rifiuta che Bruxelles conceda flessibilità sul risanamento solo sulle spese legate a emergenza e ricostruzione (2,8 miliardi per il sisma del 24 agosto, saranno poi conteggiati anche i soldi del terremoto dell’altro ieri) ma chiede che stessa sorte tocchi ai fondi necessari «al programma contro i rischi sismici » che comprende la messa in sicurezza di 42mila scuole per un totale di 2 miliardi solo nel 2017. Tra l’altro se si sommano i decimali di bonus chiesti per sisma e migranti, il deficit nominale sarebbe all’1,9%, molto vicino al target dell’1,8% promesso a maggio che non scontava crescita e inflazione al di sotto delle aspettative . Come dire, siamo in regola.
Dunque 4 pagine dure, che l’Italia ha deciso di mandare per tenere la barra in vista del referendum e perché al governo sono convinti di avere fiutato un atteggiamento più morbido da parte della Ue dopo gli attacchi politici degli ultimi giorni da parte di Renzi. La scommessa è che Juncker non voglia rompere con l’Italia in un momento di profonda crisi per l’Europa e alla fine ceda.

Alberto D’Argenio

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