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«Manovra, risorse mirate sullo sviluppo»

La legge di Bilancio concentrerà le risorse al «sostegno di investimenti, produttività e competitività», continuando nel «percorso di abbassamento delle tasse».
Intervenendo alla presentazione delle nuove stime del Centro studi Confindustria, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ci tiene a sottolineare la «prospettiva di medio periodo» a cui devono guardare le misure di politica economica, in un «orizzonte temporale più ampio possibile, anche se il ciclo politico è più breve». Il tutto nella convinzione che «le riforme produrranno un effetto molla» sulla dinamica economica, anche se il loro calendario non guarda le scadenze della politica perché i risultati arrivano quando «dopo le norme cominciano a cambiare anche i comportamenti».
Sui numeri del Pil, il titolare dell’Economia spiega che le stime del Governo in arrivo «saranno migliori» rispetto a quelle targate Confindustria, che fissa allo 0,7% la crescita di quest’anno e mette in preventivo un ancora più modesto 0,6% per il prossimo. La forbice tra i numeri di Viale dell’Astronomia e quelli del Governo, che saranno presentati all’indomani della pubblicazione dei conti economici nazionali dell’Istat in calendario per il 23 settembre, dovrebbe divaricarsi in particolare sul 2017, alla luce del fatto che «la stima del centro studi Confindustria si basa su prospettive di policy diverse da quelle che il Governo intende proporre».
In quest’ottica diventa cruciale il ruolo della manovra. La strategia ribadita da Padoan non si traduce per ora nell’elenco delle misure, ma va nella direzione del menu anticipato nei giorni scorsi. Una citazione esplicita, accanto alla conferma del taglio Ires per il 2017 che è stato scritto nell’ultima legge di stabilità e non sarà oggetto di ripensamenti, arriva in realtà anche per il superammortamento degli investimenti in beni strumentali: «Le imprese lo considerano utile – spiega Padoan – e questa è un’indicazione importante per il policy maker».
L’«effetto-molla» evocato da Padoan non è atteso solo dagli interventi fiscali, che sul versante produttività dovrebbero passare anche da un allargamento della detassazione dei premi, ma guarda anche agli interventi “amministrativi”, a partire dal nuovo Codice appalti che «deve entrare in fretta a regime», e alle riforme costituzionali a cui ieri il ministro dell’Economia ha dedicato un passaggio diretto. Finora, a giudizio di Padoan, nel dibattito sul referendum «non ha ottenuto abbastanza attenzione» l’effetto economico della riforma, che oltre al «taglio dei costi della politica» punta ad aumentare «l’efficienza del processo legislativo e la stabilità del sistema politico» tagliando l’enorme «contenzioso fra Stato e Regioni che per il solo fatto di esistere comporta dei costi da eliminare».
Fisco, riforma costituzionale e ridisegno dei processi amministrativi servono nell’ottica del Governo per spezzare il circolo vizioso alimentato anche da «prospettive internazionali frenate da rischi e incertezze geopolitiche». Il ciclo internazionale debole non può però trasformarsi nel «responsabile esterno da additare» per «scusare» le performance italiane, schiacciate da nodi strutturali che risalgono fino agli anni pre-crisi e moltiplicano gli effetti domestici delle gelate globali.

Gianni Trovati

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