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Manovra, riammessi gli emendamenti su patrimoniale e Mps

Alla Camera è durato meno di 24 ore lo stop alla patrimoniale sui super-ricchi. La commissione Bilancio è tornata sui suoi passi e ha riammesso l’emendamento di Nicola Fratoianni (Leu) e Matteo Orfini (Pd), accogliendo il ricorso presentato ieri pomeriggio. Una marcia indietro, quella sull’istituzione «di una imposta sostitutiva sui grandi patrimoni», dovuta, si legge nella comunicazione della stessa Commissione, alla «difficoltà di effettuare una puntuale quantificazione riguardo alla stima degli effetti di gettito derivanti dalla proposta emendativa, fermo restando che più puntuali informazioni potranno essere acquisite in proposito dal Governo nel corso dell’esame dell’emendamento stesso». Ma il futuro della patrimoniale, contro cui si è nuovamente scagliata l’opposizione, appare segnato: dal governo, e dallo stesso Pd, si ribadisce che non è questa la strada da percorrere.

Ma quello dell’imposta sostitutiva sui grandi patrimoni non è il solo ripescaggio eccellente deciso dalla commissione. Dopo l’alt di mercoledì il semaforo verde si è riacceso anche per i ritocchi proposti dai Cinque stelle su Mps, a partire da quello che punta a ridurre a un massimo di 500 milioni i crediti fiscali per le banche che si aggregano nel 2021 con l’obiettivo di rendere più difficile l’acquisizione del Monte dei paschi da parte di un altro istituto di credito. Tra i 135 emendamenti riammessi al voto c’è anche la proposta di Italia viva (e quelle simili di Lega e Fi) di rinviare ulteriormente al 1° gennaio 2022 il decollo della sugar tax. Anche se la commissione ha precisato di aver dato l’ok a condizione che dell’eventuale proroga «non si tenga conto ai fini dell’acconto 2022». Salvo, per il momento, anche l’emendamento del Pd che destina 471 milioni nel biennio 2020-21 per i ristori ai sistemi fieristici.

Dopo i ripensamenti della commissione salgono a circa 4.600 le proposte di modifica (sulle 6.842 complessivamente depositate dai gruppi parlamentari) che hanno superato l’ostacolo dell’ammissibilità. Ma, come è ormai noto, la vera partita si giocherà su poco più di 900 emendamenti ”segnalati” (v. Il Sole 24 Ore di ieri), a cui si devono poi aggiungere quelli già usciti dalle singole Commissioni parlamentari, e sui ritocchi in arrivo dal governo e dai relatori. A cominciare da quella sulla governance per il Recovery plan che seguirà le decisioni che saranno prese nei prossimi giorni dal Consiglio dei ministri (si veda l’articolo sotto).

In rampa di lancio è poi l’estensione dei contratti d’espansione (i cosiddetti ”scivoli”). Ma ad essere al centro della discussione è soprattutto il prolungamento del superbonus del 110%, chiesto a gran voce da tutta la maggioranza e anche dall’opposizione. E ieri il ministro dell Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha tenuto a sottolineare per finanziare non c’è solo il previsto aggancio al Recovery fund, ma «esistono anche le risorse proprie della legge di bilancio e le programmazioni Ue diverse». Ma serviranno ancora diversi giorni prima che il dibattito alla Camera sulla manovra entri davvero nel vivo. La commissione Bilancio ha già posticipato dal 9 al 10 dicembre la data per l’avvio delle votazioni. Che è destinato a slittare ulteriormente, complice l’ingorgo che si sta verificando in Parlamento e la necessità di non ritardare ulteriormente i lavori al Senato sulla cosiddetta ”seconda manovra”, composta dai quattro decreti Ristori.

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