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Manovra, raffica di ordini del giorno

di Mario Sensini

ROMA — «Non ci sono spazi di modifica. Vedremo più avanti». Vittorio Grilli, vice ministro dell'Economia, chiude definitivamente la porta ad eventuali modifiche al decreto Salva-Italia, che oggi, dopo il via libera della Commissione Bilancio, sarà all'esame dell'Aula del Senato. Il voto finale, con una fiducia sempre più probabile, anche perché Pdl e Pd non vogliono concedere tre giorni di ribalta a Lega e Idv che sono sulle barricate, è atteso già domani, al più tardi venerdì mattina. E solo dopo il governo comincerà a valutare eventuali correttivi alla manovra, sfruttando il decreto milleproroghe, l'ultimo provvedimento utile dell'anno per intervenire sulle misure che scattano dal primo gennaio 2012.
In commissione, ieri, Grilli ha ribadito che la manovra «è un provvedimento d'urgenza» e che, dopo il via libera della Camera, non ci sono margini per cambiamenti. E i 180 emendamenti presentati in Commissione, soprattutto dalla Lega Nord (60) e dall'Italia dei Valori (46), sono stati ritirati o respinti. «Penso che ci sarà anche il voto di fiducia» sottolinea il senatore del Pd Paolo Giaretta. «L'impegno è quello di dare un segnale immediato con l'approvazione del decreto. Non ci sono i tempi per una terza lettura, e oltretutto sarebbe un segnale negativo. Questo tuttavia non è il punto d'arrivo, non sarà l'ultimo provvedimento del governo» ha aggiunto.
Rinunciando a presentare degli emendamenti, i partiti che sostengono l'esecutivo hanno affidato agli ordini del giorno, che se accolti impegnano il governo dal punto di vista politico, le richieste dei correttivi. Solo il Partito democratico ne ha presentati 49, chiedendo innanzitutto di abbandonare il beauty contest a favore di un'asta competitiva per l'assegnazione delle frequenze, l'alleggerimento delle penalità per i lavoratori precoci che vanno in pensione prima dei 62 anni, l'accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali italiani detenuti nelle banche della Confederazione. Un ordine del giorno, sottoscritto anche dall'Idv chiede il commissariamento della Rai in attesa della riforma dell'emittenza. E il Pd insiste con le liberalizzazioni, riproponendo l'apertura del mercato del trasporto pubblico locale e dei mercati dell'energia e del gas. Molti ordini del giorno del Pd, però, urtano con le intenzioni del PdL, e viceversa. E il governo, per evitare ulteriori complicazioni, accettando una o l'altra posizione, oppone anche sugli ordini del giorno il problema della copertura di bilancio.
Chiedono degli aggiustamenti alla manovra anche le Regioni e gli enti locali. I governatori incontreranno stamattina il governo, al quale sollecitano altri 400 milioni di euro di risorse da destinare al trasporto pubblico locale (il governo Monti ne ha già ripristinati 800, ma per le Regioni ancora non bastano). E ci sono problemi anche con i Comuni. Quelli più piccoli chiedono tempi più lunghi per arrivare a gestire in forma associata alcune funzioni fondamentali, come previsto dalla manovra di luglio. E tra i sindaci, non solo quelli della Lega Nord, c'è diffuso malumore per le modalità di applicazione della nuova Imu, l'imposta comunale sugli immobili. Comunale solo di nome, perché degli undici miliardi di gettito aggiuntivo prodotti dalla trasformazione dell'Ici nell'Imu, ben nove se li becca lo Stato. Ai sindaci, dunque, restano appena due miliardi e tutto l'onere politico di alzare le tasse ai loro cittadini, ovvero ai loro potenziali elettori.
Il decreto milleproroghe potrebbe arrivare già venerdì prossimo, ma se il governo decidesse di sfruttarlo per qualche correzione della manovra i tempi potrebbero slittare a dopo Natale.
 

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