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Manovra per evitare l’Iva, spunta il rientro capitali bis

ROMA
Parte la caccia alle risorse per realizzare quella che il Def (Documento di economia e finanza) definisce «manovra alternativa » all’attuazione delle clausole di salvaguardia dei conti pubblici che prevedono un aumento dell’Iva dal 1° gennaio del 2017: un rincaro non di poco conto visto che l’aliquota intermedia passerà dal 10 al 13 per cento e quella ordinaria dal 22 al 24 per cento. Oltre a spese e agevolazioni fiscalei, ora si conta anche sulla riapertura della voluntary disclosure.
Se si vorrà evitare l’aumento, come ha confermato il ministro dell’Economia Padoan, bisognerà trovare 15 miliardi di euro. La posta maggiore che dovrà dare munizioni alla sterilizzazione sono gli 11 miliardi (0,7 per cento del Pil) che si attendono da Bruxelles entro maggio in termini di flessibilità di bilancio e maggior deficit (il Def ha già contabilizzato l’operazione portando il rapporto deficit-Pil dall’1,1 all’1,8 per cento nel 2017). Restano da trovare almeno 4 miliardi per completare l’operazione di sterilizzazione dell’aumento Iva.
Ci sono inoltre da considerare voci e annunci che si ricorrono. La ventilata diminuzione delle aliquote Irpef o gli aiuti alle famiglie che non è escluso che possa essere antcipata al 2017: un punto di Irpef in meno per lo scaglione del 23 per cento costa 4 miliardi, per quello del 27 circa 1,9 miliardi. La partita della flessibilità pensioni, benché Padoan sia assai prudente, nell’eventualità di un sostegno solo pubblico costerebbe 5-7 miliardi. Senza contare le altre spese da imputare alla partita sviluppo.
Il Def già indica una serie di terreni d’intervento volti al recupero delle risorse: dalla spending review, alla riduzione delle agevolazioni fiscali, alla lotta all’evasione.
Dove si sta cercando? In prima fila i tagli «selettivi» alle spese (oltre ai 25 miliardi complessivi già effettuati). Poi c’è la revisione delle tax expenditures (sono salite in numero del 10 per cento negli ultimi cinque anni e il governo ha confermato un intervento in legge di Stabilità): potrebbe dare 1 miliardo. Terza partita l’evasione e – annunciata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Nannicini – una riapertura della sanatoria per il rientro dei capitali dall’estero (la «voluntary 2») che potrebbe aggiungere 1-2 miliardi alle casse dello Stato.
Il Def accenna anche ad altre misure innescate con provvedimenti che sono in fase di attuazione: il riordino delle forze di polizia (con gestione aggregata dei servizi strumentali), i piani di riassetto (con vendite e soprressioni) delle 8.300 partecipate pubbliche ; il fascicolo sanitario elettronico che potrà dare risparmi per 300-600 miliardi.
Del resto il pressing delle audizioni di Bankitalia, Corte dei Conti e Upd, durante le audizioni al Def, è stato univoco: misure alternative credibili e nessun rinnovo delle clausole poste a salvaguardia della tenuta dei conti pubblici.
Pier Carlo Padoan
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