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Manovra, oggi ok alla fiducia

di Giampiero Di Santo  

Il governo pone la questione di fiducia alla camera sul decreto Salva Italia già passato al vaglio delle commissioni e la Lega Nord scatena ancora una gazzarra in aula.

I deputati del Carroccio, che dopo l'annuncio dato dal ministro dei rapporti con il parlamento, Piero Giarda, hanno esposto cartelli con un chiaro «No Ici», e hanno cominciato a gridare «vergogna, vergogna», avevano già rallentato i lavori con la richiesta di voto sul processo verbale.

In un clima talmente surriscaldato da convincere il presidente della camera, Gianfranco Fini, a espellere due rappresentanti del partito guidato da Umberto Bossi, Fabio Rainieri e Gianluca Buonanno nel tentativo di riportare un po' di calma, e a riprendere il Responsabile Domenico Scilipoti, trasformatosi da ex esponente dell'opposizione al governo guidato da Silvio Berlusconi, prima in sostenitore del centrodestra e poi di nuovo tornato sulle barricate contro l'esecutivo guidato da Mario Monti: «Si calmi», ha detto il presidente di Montecitorio rivolto a Scilipoti.

Pini a Fini: cialtrone Fini a Pini, Pecoraio

Non prima di avere affrontato a muso duro un leghista, Massimo Pini, che aveva dato del «cialtrone» al presidente della camera: «È proprio vero che ogni botte dà il vino che ha», ha detto Fini rivolto al deputato dell Carroccio, «sono i pecorai che fischiano, non i deputati». E non è finita lì, perché in difesa del loro numero uno e soprattutto dei commessi della camera, che avevano intimato ai leghisti, come da regolamento, di nascondere i cartelli e per tutta risposta erano stati minacciati, sono scesi in campo numerosi deputati del Fli.

Spintoni e prese da lotta libera

Così, tra i leghisti Davide Cavallotto e Stefano Allasia e i futuristi Nino Lo Presti e Roberto Menia si è passati alle vie di fatto, con spintoni reciproci e, dice qualcuno, con le mani di Menia avvinghiate al collo di un esponente del Carroccio. Comportamenti non graditi a Giarda, che nell'uscire da Montecitorio ha commentato così: «Non è una cosa divertente».

Monti non se ne cura, guarda e passa

Il premier, che in mattinata, nel corso di una conferenza stampa, ha difeso la sua manovra, a proposito delle intemperanze leghiste è stato chiaro: «Non spetta al governo esprimere giudizi sui comportamenti dei parlamentari», ha dichiarato. L'ex rettore della Bocconi, però, sulla manovra non ha ceduto di un millimetro, perché, ha detto, «in assenza di interventi lo stato non avrebbe potuto fare fronte ai propri impegni e restare in un quadro di stabilità monetaria». Monti ha si è detto fiducioso nella capacità di comprensione degli italiani sulla inevitabilità di sacrifici e ha annunciato in tempi brevi «nuove misure per la crescita, nuovi provvedimenti sul lavoro e la riforma degli ammortizzatori sociali». Non prima di avere ribadito che «con questa manovra non pagano i soliti noti».

Berlusconi all'attacco, ma il Pdl dirà sì

Certo è che la manovra ancora non piace al Pdl e anche al Pd, che voteranno comunque la fiducia. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, ha assicurato che il suo partito dirà sì perché «Monti è il male minore». Ma il cavaliere, nel presentare l'ultimo libro di Bruno Vespa, ha aggiunto che «il premier è disperato, con il suo decreto sta facendo marcia indietro su tutto, perché nessuno nella situazione italiana può pensare di fare le cose nel modo giusto, a meno che gli italiani non consegnino a una parte politica la possibilità di cambiare la Costituzione, per avere la possibilità di governare». Berlusconi ha rivelato di essere alle prese con la lettura dei diari di Benito Mussolini e ha spiegato di essersi «ritrovato in molte situazioni, lui si lamentava della mancanza di poteri visto che non riusciva nemmeno a raccomandare una persona. In fondo la sua era una democrazia minore». Poi il numero uno del Pdl ha avvertito Monti: «Non è detto che duri, e alcune misure sono difficili da digerire. Non si possono cambiare le pensioni se si toccano i diritti acquisiti, o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale». Un monito accompagnato dall'annuncio che il Pdl si tiene pronto per le elezioni.

Le perplessità di Pd e Terzo Polo

Anche Pd e Terzo polo hanno manifestato dubbi sulle misure della manovra e hanno chiesto al governo di tornare alla carica sul fronte delle liberalizzazioni, dopo la retromarcia su farmaci e taxi. Anche il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha ammesso che c'è da intervenire.

Il calendario della fiducia

La seduta comincerà questa mattina alle 9. Seguiranno le dichiarazioni sul voto di fiducia e il voto. Nel tardo pomeriggio il voto finale sul provvedimento che passerà al Senato per il via libera definitivo.

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