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Manovra, il governo vede il Pil oltre l’1,5%

Adesso il traguardo di crescita economica che il governo prevede per il 2017 è dell’1,5%. Anzi, «personalmente penso che quest’anno faremo meglio dell’1,5%», ha detto ieri Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Per vedere il dato definitivo bisognerà attendere la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, ma la cifra viene ritenuta plausibile in ambienti economici. Si tratterebbe di un «balzo» di quasi mezzo punto rispetto a quanto il governo si attendeva nel Def dell’aprile scorso (allora la stima fu dell’1,1%). E si profila anche una revisione al rialzo per il 2018: il governo si era fermato all’1 per cento e nella Nota di aggiornamento il Pil potrebbe essere invece visto in crescita dell’1,2-1,3 per cento, meno di quest’anno per un rallentamento previsto del commercio internazionale.
La certificazione della ripresa all’1,5 per cento potrebbe portare un sollievo ai conti pubblici in vista delle legge di Bilancio (il cui varo è fissato entro il 20 ottobre) e che dovrebbe imperniarsi su decontribuzione, pensioni, contratto statali, incentivi alle imprese. Tenendo tuttavia conto che l’Italia resta esposta a sorprese e che i margini restano limitati: ieri la Confcommercio ha raffreddato gli entusiasmi dicendo che «i negozi non vedono la ripresa». Le vendite al dettaglio sono infatti scese a luglio, secondo l’Istat, dello 0,2%.
La Nota di aggiornamento al Def fornirà la cornice macroeconomica per la legge di Bilancio. L’idea che circola nel governo e in Parlamento è quella di anticipare di una settimana-dieci giorni il varo del documento rispetto alla data fissata dalla normativa che oggi pone il termine al 27 settembre. La motivazione sarebbe tutta politica: la Nota di aggiornamento modificherà il rapporto deficit/Pil per tenere conto dell’imminente «sconto» di Bruxelles di 9 miliardi, e in questo caso la legge prevede che ci sia un voto a maggioranza assoluta. Mentre alla Camera non ci sarebbero problemi, al Senato la maggioranza assoluta di 161 voti potrebbe essere soggetta a qualche rischio per il governo. Da Palazzo Madama e dai gruppi sarebbero giunte rassicurazioni sul via libera alla Nota di aggiornamento, ma per prudenza il governo vorrebbe anticipare l’esame del documento economico mettendolo al riparo da altri provvedimenti di fine legislatura, come lo ius soli, dove le posizioni sono articolate e che dunque avranno bisogno di un più esteso esame parlamentare.
Segnali distensivi nei confronti del governo sulla legge di Bilancio arrivano intanto dal segretario del Pd Matteo Renzi: «La mia proposta di tornare a Maastricht – ha detto a Trieste non vale per questa legge di Bilancio ». L’ex premier ha aggiunto che «non ci sarà un assalto alla diligenza nei confronti del governo e che il Pd non intende minimamente creare difficoltà alla costruzione di questa legge di Bilancio». Renzi ha spiegato che questo tipo di azione si può fare «se hai una flessibilità che in questa legge di Bilancio non c’è».

Roberto Petrini

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