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Manovra, il governo chiede la fiducia «No al decreto per rinviare l’aumento Iva»

Sarà il primo test per la tenuta del governo Gentiloni, ormai appeso al filo delle elezioni anticipate. L’esecutivo ha messo la questione di fiducia sulla manovrina, il decreto legge sui conti pubblici, che contiene anche i nuovi voucher. Alla Camera si voterà oggi, ma non ci dovrebbero essere problemi perché la maggioranza ha un margine ampio, nonostante il no di Mdp, gli scissionisti del Pd. Situazione diversa al Senato, dove la manovrina arriverà in Aula il 13 giugno. Anche qui con la fiducia, dati i tempi strettissimi per la conversione in legge. Il risultato, però, sarà sul filo, visti i numeri risicati della maggioranza e le proteste dei centristi sulla legge elettorale. Eppure, se per andare alle elezioni serve un patto sui conti pubblici, la prima clausola da rispettare è l’ok alla manovrina. Altrimenti, oltre alla caduta immediata del governo Gentiloni, arriverebbe un nuovo contenzioso con Bruxelles, che complicherebbe parecchio le cose.

Una manovrina, però, tira l’altra. È circolata l’ipotesi di un nuovo decreto legge, da approvare entro giugno, per rinviare di tre mesi l’aumento dell’Iva che scatterebbe all’inizio del 2018. Di fatto sarebbe un anticipo della legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria che deve essere varata entro la fine dell’anno. A spingere per questa strada è il segretario del Pd Matteo Renzi, convinto che uno stop (anche provvisorio) al rincaro dell’Iva avrebbe una ricaduta positiva sul voto d’autunno. Ma al ministero dell’Economia non la pensano così. Anzi. Ieri Pier Carlo Padoan ha detto che «sotto ciclo elettorale, in Italia, ma anche negli altri Paesi, è molto difficile fare dei cambiamenti». L’interpretazione ufficiale è che parlava di Europa, del voto in Francia e Germania, anche se è davvero difficile non leggere un riferimento alla politica di casa nostra. Ma anche se così fosse, i punti di attrito non mancano. Al ministero il decreto di giugno sull’Iva viene definito una «bufala». La linea è che la nuova legge di Bilancio sarà scritta dal nuovo governo, quello che uscirà dalla elezioni di autunno. Nessun anticipo, nessuna manovrina sull’Iva a giugno. Semmai un percorso inverso. Entro la fine dell’anno il nuovo governo potrebbe approvare una legge di Bilancio in versione ridotta, anche con il solo stop all’aumento dell’Iva, che pure da solo costa 14 miliardi di euro. Per poi rimandare i cosiddetti provvedimenti espansivi, come il taglio delle tasse sul lavoro, a un decreto successivo da approvare a inizio 2018. Una differenza di tempi, ma anche di sostanza. Perché impedirebbe al Pd di giocarsi lo stop all’aumento delle tasse nella campagna elettorale d’estate. Ci saranno altre scintille.

Lorenzo Salvia

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