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«Manovra difficile, ma l’Iva non salirà»

La riduzione del differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi consentirà nel 2014, secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «un risparmio di 5 miliardi sulla spesa per gli interessi». Un bonus che farà comodo quest’anno per mantenere il disavanzo sotto il 3% del Prodotto interno lordo, che secondo il ministro «potrebbe risultare ancora negativo», e che potrebbe tornare utile anche per la manovra di bilancio del 2015, «molto difficile» purché l’Italia riesca a difendere il ritrovato merito di credito, «che non è scontato». 
A “Porta a Porta”, intervistato da Bruno Vespa, il ministro dell’Economia conferma le criticità della politica di bilancio, proprio nel giorno in cui la Confindustria traccia prospettive cupe, con il Pil visto in caduta dello 0,4% quest’anno, il deficit al 3%, il debito in aumento a quota 137% del Pil e la disoccupazione ferma al 12,5%. «Faremo il possibile per trovare nella legge di Stabilità risorse sufficienti e credibili. Il nostro obiettivo è introdurre tagli alle tasse in modo permanente», ha detto Padoan, confermando che il bonus di 80 euro «finanziato con tagli di spesa» sarà reso stabile e smentendo le voci di un possibile ritocco dell’Iva, chiesto anche da Bruxelles.
Resta difficile immaginare operazioni di portata più ampia, come un’ulteriore riduzione delle tasse per le imprese, e in particolare dell’Irap. «Sarei l’uomo più felice del mondo, ma il taglio delle tasse deve avvenire nel rispetto dei vincoli. E noi — ha detto il ministro dell’Economia — abbiamo un enorme debito sulle spalle». Costa un po’ di meno, ma è proprio il debito, più del deficit, il maggior ostacolo ai programmi economici del governo. Se non dovesse scendere il rapporto con il Pil, anche restando con il disavanzo sotto al 3%, l’Italia rischierebbe molto concretamente una procedura d’infrazione. Che limiterebbe ancor di più i margini di manovra futuri del governo.
Per il momento, dunque, si manterrà una politica di bilancio prudente (secondo Confindustria servono 16 miliardi solo per coprire il bonus e altre spese), spingendo la spending review «senza tagli sociali» per recuperare risorse (proprio ieri l’Economia ha annunciato il taglio di 139 dirigenti, e la chiusura di dieci sedi territoriali), e soprattutto sulle riforme strutturali. «La riforma del mercato del lavoro è la più importante. Vogliamo semplificare, avere uno o due soli contratti, valorizzare la contrattazione aziendale, riformare gli ammortizzatori sociali. Con una riforma così anche l’articolo 18, che riguarda pochissime persone, ma ha «una percezione molto forte all’estero», diventerebbe «un non problema», dice Padoan, proprio mentre il premier Matteo Renzi, in Parlamento, ipotizza un decreto per accelerare la riforma del mercato del lavoro. Una mossa che risponderebbe anche all’esigenza di presentarsi a Bruxelles, al momento di concordare i margini per le manovre di bilancio del 2015, almeno con un pezzetto di quella riforma già introdotta per legge, il che faciliterebbe lo slittamento di un anno o due del pareggio di bilancio. Padoan, che conta anche sui nuovi interventi della Bce, ritenendo realistico che le banche italiane possano ottenere 37 miliardi di liquidità alle prossime aste di Francoforte, resta tutto sommato ottimista. Anche l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, a modo suo. «Non vedo le cose migliorare nel breve termine. Non so quando — dice — ma, comunque, ce la faremo».

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