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Manovra da 24 miliardi tutta destinata alla ripresa metà verrà dal deficit più alto

Renzi scopre le carte sulla legge di Stabilità: sarà di 23-24 miliardi. Il presidente del Consiglio, incontrando i sindacati Cgil, Cisl e Uil, ha confermato l’architettura della manovra 2015 che era sostanzialmente emersa nei giorni scorsi. Nel frattempo si continua a trattare per l’anticipo del Tfr in busta-paga: restano le perplessità delle banche, già espresse nei giorni scorsi che si troverebbero ad impegnare oltre 10 miliardi per l’anticipo di liquidità alle piccole e medie imprese: proseguono comunque serrati contatti con il governo.

«Tfr in busta-paga solo se le banche garantiranno le Pmi e se le piccole imprese saranno d’accordo», ha detto ieri il premier. Intanto l’esecutivo ha assicurato ai sindacati che l’operazione se avverrà avrà la garanzia della “neutralità fiscale” sia ai fini Irpef (si manterrà mensilmente lo schema della tassazione finale: aliquota media degli ultimi cinque anni e imposta sostituiva dell’11 per cento sulla parte rivalutata), sia ai fini Isee che consente di accedere ai servizi sociali; inoltre la tassazione separata farà in modo che sarà salvaguardata la soglia di accesso al bonus degli 80 euro. L’incontro di ieri ha tuttavia visto posizioni «aperturiste» del mondo delle imprese: il presidente della Confindustria Squinzi è tornato sui suoi passi, Rete imprese e l’Alleanza delle cooperative hanno ribadito che il via libera ci sarà anche se gli interventi non dovranno togliere liquidità alle imprese. Tornado alla manovra è ormai certa la riconferma del bonus da 80 euro per chi guadagna più di 1.500 euro al mese (costo 7,2 miliardi più 2,7 che sono già a bilancio). Il pacchetto che riguarda la nuova indennità di disoccupazione costerà 1,5 miliardi; per la scuola sarà stanziato 1 miliardo; per gli investimenti dei Comuni circa 1 miliardo. Poi c’è la nuova riduzione del costo del lavoro che potrebbe richiedere risorse per 2-3 miliardi e articolarsi su un ulteriore taglio dell’Irap o su una sforbiciata ai contributi. Da recuperare 5-6 miliardi per le cosiddette spese inderogabili (5 per mille, missioni militari). Infine le ultime entrate nel menù: gli incentivi per gli investimenti in ricerca e la proroga di bonus energetico e ristrutturazioni (in tutto 500 milioni). Come assicurato ieri da Renzi ai sindacati di polizia ci saranno anche le risorse, circa 1 miliardo, per lo sblocco del tetto agli stipendi delle forze di polizia anche se il governo lavora contemporaneamente ad accorpamenti e razionalizzazioni tra i vari corpi. Mentre sullo sblocco dei contratti dell’intero comparto degli statali il ministro della Pubblica amministrazione Madia non ha chiuso la porta: “Vedremo se ci sono margini, il discorso è aperto”.
Sul fronte del recupero delle risorse in primo piano c’è l’operazione di spostamento dell’assicella del deficit del 2015 dal 2,2 tendenziale al 2,9 in modo da recuperare spazio di manovra per 11,5 miliardi. L’operazione di spending review sui ministeri è ancora aperta e potrebbe dare dai 3 ai 6 miliardi, mentre un taglio di 2-3 miliardi arriverà per Regioni e Comuni, si cercano anche 700-900 milioni dalla sanità e dagli enti previdenziali (500 milioni). Resta da esplorare l’intervento sul fisco: in parte verrà dalla lotta all’evasione con l’introduzione del reverse charge per l’Iva delle grosse transazioni, mentre altre risorse verranno dalla rimodulazione delle agevolazioni fiscali (buona parte dell’intervento sulle tax expenditures andrà a coprire la cosiddetta clausola di salvaguardia a meno che non si procederà con i 3-4 miliardi di spending review aggiuntiva lasciata in eredità dal governo Letta).
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