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Manovra, 11 miliardi in deficit

Pareggio strutturale di bilancio rinviato al 2017. E utilizzazione nel 2015 di uno spazio pari a 10-11 miliardi per la crescita facendo leva sullo scarto di 0,7 punti tra il deficit tendenziale, collocato rispetto al Pil a quota 2,9%, e quello a legislazione vigente fissato al 2,2%. È quanto emerge dalla nota di aggiornamento del Def approvata ieri dal Consiglio dei ministri. Il nuovo quadro macroeconomico conferma che il nostro Paese chiuderà il 2014 in recessione con un Pil a -0,3% ma nel 2015 torneremo a crescere seppure leggermente: il Governo indica per il Pil un +0,6% nel quadro programmatico (0,5% a legislazione vigente). Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan tiene comunque a sottolineare che per quest’anno viene «pienamente» rispettato il vincolo europeo del 3%, anche se il “tetto” viene toccato. Proprio al 3%, infatti, alla fine è stata collocata l’asticella per il 2014 del rapporto deficit-Pil, con un ulteriore peggioramento rispetto alle cifre (2,8-2,9%) ipotizzate negli ultimi giorni.
Il nostro Paese, insomma, si muove sul filo dei vincoli europei anche grazie all’adozione del nuovo modello di rilevazione del Pil e alla minor spesa per interessi sul debito quantificata per quest’anno in circa 5 miliardi. L’avanzo primario per il 2014 è indicato all’1,7% sul Pil e scende nel 2015 all’1,6% “programmatico” (2,3% a legislazione vigente). In ogni caso il sottosegretario alla Presidenza, Graziano Delrio, conferma che per il 2014 non sarà necessaria «nessuna manovra aggiuntiva». Ma il Governo è costretto a rallentare il cammino verso l’azzeramento strutturale del deficit: nel 2015 l’aggiustamento sarà dello 0,1%.
«Siamo in una situazione che richiama circostanze eccezionali» quindi è «lecito immaginare un rallentamento del processo di aggiustamento del saldo strutturale, che avverrà in misura positiva ma ridotta rispetto a quanto immaginato nel Def di aprile», afferma Padoan. Che aggiunge: «Il quadro macroeconomico è molto deteriorato» rispetto alle previsioni della scorsa primavera. Il ricorso alle «circostanze eccezionali» servirà per motivare il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio (previsto dal Fiscal compact) a Bruxelles, cui, fa sapere il ministro, la Nota di aggiornamento del Def è stata già inviata. «Ci sarà normale dialogo» con la Ue, «sia con la commissione uscente sia con quella entrante», dice Padoan. Il giudizio di Bruxelles arriverà come al solito dopo il varo della legge di stabilità atteso entro il 15 ottobre.
“Stabilità” che sarà orientata alla crescita. Lo spazio di 10-11 miliardi ricavabile dallo scarto tra il dato del rapporto deficit-Pil programmatico e quello del “tendenziale” farebbe pensare anche a un piano di tagli effettivi limitato a non più di 11-12 miliardi nel caso in cui venisse confermata una “ex Finanziaria” da 20-22 miliardi. Una spending, quindi, forse più contenuta rispetto all’obiettivo dei 16 miliardi indicato dal Def di aprile. Ma Padoan fornisce rassicurazioni anche su questo punto: la spending «continuerà e sarà approfondita». Il ministro conferma che ci saranno la stabilizzazione del bonus da 80 euro e «un rafforzamento del taglio del cuneo per le imprese» (almeno 2 miliardi per Matteo Renzi). Certe le risorse per avviare il superamento del patto di stabilità interno per i Comuni (1 miliardo). Padoan afferma che le coperture per i circa 1,5 miliardi destinati ai nuovi ammortizzatori arriveranno «da un insieme di voci: «dall’utilizzazione dei margini di bilancio», oltre che «dalla spending review e da misure dal lato delle entrate che non significa maggiori imposte ma efficientamento delle tax expenditures». Sul Tfr in busta paga il ministro si limita ad affermare che è «un argomento in discussione».
La situazione resta difficile. Il dato sulla disoccupazione parla chiaro: 12,6% quest’anno per scendere leggermente al 12,5% “programmatico” nel 2015. Il debito resta in crescita: 131,6% sul Pil quest’anno e 133,4% nel 2015 (più basso però del 133,7% previsto a legislazione vigente). Il tutto anche per effetto del pagamento dei debiti della Pa e di un lento processo di privatizzazioni. Lo stesso Padoan ammette che quest’anno faremo meno dello 0,7% previsto, ma assicura che «l’anno prossimo recupereremo».

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