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Mandato professionale, mai più senza l’accordo sul compenso

Per il professionista è ormai indispensabile che il mandato professionale contenga anche l’accordo sul compenso.

I parametri previsti dal regolamento emanato dal ministero della giustizia verranno applicati dal giudice solo in caso di mancato accordo tra le parti sul compenso stesso. Qualora il professionsita sia in grado di dimostrare che tra le parti era stato raggiunto un accordo sul compenso il giudice non potrà che prenderne atto e liquidare il compenso sulla base dell’accordo sottoscritto.

Nell’ambito delle regole generali dettate dal regolamento, viene precisato come nel compenso determinato con l’applicazione dei parametri non siano ricomprese le spese da rimborsare, «secondo qualsiasi modalità, compresa quella concordata in modo forfettario», né tantomeno non vi sono ricompresi oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo per lo svolgimento dell’incarico. Sono a carico del professionista i costi per le prestazioni rese dai suoi collaboratori.

Il compenso così liquidato comprende l’intero corrispettivo dovuto per la prestazione resa, ivi comprese le attività accessorie alla stessa.

In caso di incarichi collegiali il compenso, che rimane sempre unico, può essere aumentato fino al doppio; l’unicità del compenso nel caso di incarico conferito a una società tra professionisti, anche se la prestazione è stata resa da più soci.

Per gli incarichi non portati a compimento ovvero per quelli che sono prosecuzione di incarichi precedentemente affidati ad altri si dovrà tener conto dell’opera effettivamente svolta.

L’assenza di prova del preventivo di massima costituisce elemento di valutazione negativa da parte del giudice per la liquidazione del compenso.

In nessun caso le soglie numeriche indicate, sia come minimi che come massimi, sono elementi vincolanti per la liquidazione stessa: cioè i parametri costituiscono un mero riferimento per il giudice, e quindi possono essere anche disattesi.

Secondo quanto riportato dalla relazione ministeriale, quest’ultima disposizione, si è resa necessaria, per evitare che i parametri assurgessero al ruolo di tariffa.

Rimangono sul punto delle perplessità, soprattutto alla luce delle prassi che sembrano ormai prevalere da alcuni anni in alcuni tribunali, di liquidare sempre e comunque i compensi minimi, quando non addirittura sotto i minimi, per gli incarichi di ausiliario del giudice (ctu) o nelle procedure concorsuali, e ciò indipendentemente dal lavoro effettivamente svolto e dalle singole circostanze che possono aver interessato lo svolgimento dell’incarico stesso.

Sarà pertanto opportuno che l’accordo sul compenso sia trasfuso nel mandato professionale, divenuto oramai sempre più uno strumento indispensabile per il professionista e per l’organizzazione del proprio lavoro.

Rileggendo con attenzione il 4 comma dell’art. 9, dl 1/2012, nella parte che riguarda il preventivo di massima, si rileva come l’attenzione della norma sia posta alla «misura» del compenso, e non al compenso stesso inteso quale puntuale riferimento a un univoca misura di valore: oggetto della pattuizione tra il cliente ed il professionista è quindi la modalità di determinazione del compenso, cioè rendere noto al cliente come verrà determinato il compenso per la prestazione richiesta, esplicitando tutte le voci di costo relative alle singole prestazioni che si rendono necessarie o, per meglio dire, che si presume si rendano necessarie per l’adempimento dell’incarico conferito.

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