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I mancati pagamenti della P.A. non giustificano l’impresa

I crediti delle aziende (anche consistenti) nei confronti delle pubbliche amministrazioni non costituiscono causa di forza maggiore e quindi non giustificano il mancato pagamento di imposte e l’annullamento delle sanzioni e degli interessi. Lo ha stabilito la sezione settima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza n. 3292/2019 depositata in segreteria il 30 maggio scorso. La sentenza dei giudici regionali romani capovolge completamente la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso. La vicenda riguarda un ricorso introduttivo proposto da una società che riferendo a una cartella di pagamento emessa in presenza di omissioni di pagamento di imposte per l’anno 2008, chiedeva l’annullamento di sanzioni e interessi quale causa di non punibilità (articolo 6 comma 5 dlgs n. 472/1997). La società, infatti, aveva palesato che il mancato pagamento dei tributi era dovuto a una causa di forza maggiore consistente nella tardività dei pagamenti della Asl che, nella pratica, costituiva il suo unico cliente. La situazione creditoria nei confronti dell’amministrazione pubblica superava i 3 milioni di euro e, piuttosto che non pagare i dipendenti, la società aveva preferito non pagare i tributi. La Commissione tributaria regionale del Lazio ha accolto l’appello erariale confermando sanzioni e interessi. Il collegio afferma come la nozione di forza maggiore richieda la sussistenza di un elemento oggettivo, relativo a circostanze anormali ed estranee all’operatore, e di un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo dell’interessato di premunirsi contro le conseguenze dell’evento, adottando le misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi. Il collegio regionale ha osservato come, nel caso specifico, non si possa parlare di causa di forza maggiore, in quanto rimane ampiamente prevedibile il sistematico ritardo nei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche; e proprio per contrastare la normalità di questi ritardi che il dlgs n. 192/2012 ha stabilito in 30 giorni il pagamento delle forniture e prestazioni pubbliche e di 60 giorni i pagamenti legati al servizio sanitario, pena interessi di mora, con decorrenza dal giorno successivo alla scadenza prevista. Deve anche aggiungersi una responsabilità della società, che non ha dimostrato di aver adottato tutte le cautele possibili e in particolare di non aver ceduto i crediti certi liquidi ed esigibili agli istituti di credito. Non ricorrendo una causa di forza maggiore e non avendo, la società, dimostrato di aver attivato tutti gli ordinari rimedi civilistici, deve essere accolto l’appello erariale con la compensazione delle spese di lite.

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