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Mancate ritenute, pugno duro

Punibile il datore incensurato che non versa le ritenute sui salari dei dipendenti, anche se supera di poco la soglia di rilevanza penale. Inoltre il datore non può neppure sperare nel proscioglimento per fatto tenue se ha omesso una pluralità di versamenti, anche se è incensurato. È la linea di rigore seguita dalla sentenza della terza sezione della Cassazione penale n. 5603 depositata il 7 febbraio 2017. Secondo la Suprema corte l’assenza di precedenti penali è insufficiente a integrare la condotta non abituale a fronte di plurime violazioni. E la particolare tenuità (utile a evitare la sanzione penale) va valutata sull’ammontare complessivo dell’imposta non versata. Scatta il penale anche se si supera di poche centinaia di euro la soglia prevista per la rilevanza penale (10 mila euro) dal dlgs 15 gennaio 2016, n. 8. Nel caso specifico un tribunale ha prosciolto un datore di lavoro dal reato di omesso versamento di ritenute previdenziali sugli stipendi dei dipendenti, ritenendo il fatto di lieve entità ai sensi dell’articolo 131-bis codice penale. La vicenda ha riguardato l’omesso versamento di 10 mila e 198 euro, e quindi superiori di soli 198 euro alla soglia di rilevanza penale. Il datore era anche incensurato. Contro la sentenza ha proposto ricorso in Cassazione la procura, sottolineando che il fatto dovesse essere ritenuto abituale e quindi ostativo al riscontro della tenuità del fatto. Secondo la procura, inoltre ai fini della accertamento della gravità del fatto non si doveva contare solo l’importo extra soglia, ma tutta la mora. La Cassazione ha accolto il ricorso del pubblico ministero. In particolare il problema è di quando possa ricorrere la tenuità del fatto ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale, secondo il quale bisogna tenere conto delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza e dell’entità del danno e del pericolo. Con riferimento a violazioni tributarie la Cassazione precisa che se ci sono soglie di rilevanza penale, l’eventuale tenuità, idonea a fondare un proscioglimento, va rilevata non con riferimento alla sola eccedenza rispetto alla soglia di punibilità, ma con riferimento a tutta l’imposta non versata. Nella valutazione complessiva del fatto si deve guardare al pregiudizio complessivo per le ragioni dell’erario indipendentemente dalle soglie di rilevanza. Quest’ultima serve per vedere se il fatto deve essere portato al vaglio del giudice penale, ma non incide sull’entità del danno e della lesione. Quindi il modesto superamento della soglia non consente di ritenere il fatto particolarmente tenue. Altro aspetto degno di rilievo è quello relativo alla abitualità del comportamento. Non basta valutare se l’imputato sia incensurato. A fronte di una pluralità di omessi versamenti di ritenute, per esempio per otto mesi, questo basta a ritenere il fatto abituale. L’esclusione della punibilità per particolare tenuità non può essere dichiarata se ci sono più reati uniti dal vincolo della continuazione: siamo di fronte a una condotta abituale, che fa perdere il carattere della tenuità.

Antonio Ciccia Messina

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