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Manager Volkswagen in ritiro Antitrust, la difesa di Nordio

Non si ferma il terremoto nel gruppo Volkswagen provocato dal dieselgate . Il settimanale tedesco «Der Spiegel» ha pubblicato sul suo sito online che sarebbero decine i dirigenti coinvolti nello scandalo delle emissioni truccate, fonti interne parlano di «almeno 30 persone, che verranno sospese». L’articolo è stata smentito da un portavoce di Volkswagen, che ha definito i numeri «senza fondamento». Finora il nuovo ceo del gruppo di Wolfsburg Matthias Müller ha sospeso 4 dipendenti, ma ha sempre affermato di dubitare che i top manager del gruppo fossero a conoscenza degli illeciti. Un’altra scossa l’hanno data le dimissioni inattese del manager che nella riorganizzazione annunciata all’indomani dello scandalo era destinato a diventare il numero uno della regione nordamericana, alla quale faranno capo i mercati di Stati Uniti, Canada e Messico. Winfried Vahland, 58 anni, attuale capo della controllata Skoda, ha deciso di lasciare il gruppo, dopo 25 anni fa, per divergenze sulla strategia da seguire negli Usa, secondo indiscrezioni.
Di sicuro si parlerà anche di questo nella fabbrica Porsche di Lipsia, dove da oggi si riuniranno i top manager del gruppo di Wolfsburg, per preparare la strategia per ripartire. Martedì il gruppo aveva annunciato che taglierà un miliardo di investimenti all’anno fino al 2019 e accelererà i risparmi.
Ieri, però, l’amministratore delegato di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, ha ribadito che «non c’è nessun ripensamento riguardo agli investimenti in Italia». E il piano del gruppo, che prevede 2,5 miliardi di acquisti da circa 1.500 aziende fornitrici, «è totalmente confermato». Nordio, che ha parlato davanti alle commissioni riunite di Ambiente e Industria al Senato, ha dato i numeri ufficiali dello scandalo nel nostro Paese: sono circa 1.300 i veicoli con motori diesel euro 5 sospesi in via cautelativa nella rete di concessionarie Volkswagen per tutti e 5 i marchi del gruppo. Il parco circolante in Italia, invece, è «all’incirca di 640 mila vetture». Ma, «se oggi si va in una concessionaria si trova una presenza numericamente bassissima di veicoli euro 5» mentre «la stragrande maggioranza sono euro 6», rimasti fuori dal dieselgate. Nordio ribatte poi sul procedimento aperto dall’Antitrust:le emissioni di ossido di azoto «non sono assolutamente usate per la comunicazione né da noi né da nessuno».

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