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Manager Mps suicida, caso riaperto

La procura di Siena riapre l’inchiesta, in passato archiviata come suicidio, sulla morte di David Rossi, il dirigente della comunicazione di Banca Mps deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni a Siena. Lo ha deciso il procuratore Salvatore Vitello in accordo con il sostituto Andrea Boni. Il 6 novembre scorso, a chiedere la riapertura del caso giudiziario, tramite il proprio avvocato Luca Goracci, era stata la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, che non ha mai creduto nel suicidio e che negli ultimi mesi ha trovato sponda nel Movimento Cinque Stelle. A settembre i grillini avevano presentato un’interpellanza al governo e chiesto un’ispezione alla procura di Siena, mentre a Firenze hanno ottenuto la costituzione di una commissione d’inchiesta in Regione (analoga istanza è stata fatta anche in Parlamento).
David Rossi — ha sostenuto ieri il legale della vedova — sarebbe stato ucciso da «almeno due persone». Sulla base di questa tesi sostenuta da tre nuove perizie, il legale ha presentato la richiesta di riapertura del caso accolta dal procuratore Vitello. «Dalle tre perizie (grafologica, medico legale e dinamico fisica sulla caduta) emerge che Rossi sarebbe stato prima colpito alla testa e poi buttato dalla finestra almeno da due persone», sostiene l’avvocato Goracci. Le perizie dimostrerebbero che Rossi avrebbe scritto i biglietti di addio alla moglie, poi ritrovati nel cestino, «sotto coercizione fisica o psichica». I segni evidenti sarebbero le ecchimosi sulle braccia riscontrate nell’esame autoptico, «chiaro segno di afferramento ».
Quanto al movente del presunto delitto, più volte è stato rimarcato il ruolo svolto da Rossi all’interno di Mps, di fatto per anni, prima alla Fondazione e poi nella spa bancaria, braccio destro dell’allora presidente Giuseppe Mussari. Rossi avrebbe così conosciuto molti segreti delle vicende, dall’acquisto di Antonveneta in poi, che hanno messo in crisi l’istituto di credito a e fatto finire sotto processo i suoi vertici.
Eppure, al termine della prima inchiesta, nel marzo 2014, il gip Monica Gaggelli aveva archiviato come suicidio il caso, giudicando che «nessun punto oscuro può ritenersi sussistere e nessun dubbio» sulla morte di David Rossi. Per il giudice, Rossi si gettò “volontariamente”: «non è stato buttato né spinto di sotto con violenza da terze persone dalla finestra ». Il suicidio «è sicuramente maturato nelle ultime settimane nella psiche del defunto». Per il gip la decisione venne presa da Rossi nel contesto della «tempesta, anche mediatica oltre che giudiziaria, che ha subito l’istituto senese» e per la vicinanza «al vecchio management» del Monte. Per il gip Gaggelli, il «sovraccarico emotivo» era aumentato nella psiche di Rossi soprattutto dopo la perquisizione da lui subita il 19 febbraio 2013, come persona informata sui fatti relativi ai guai della Banca, non come indagato. Ma il manager era depresso, temeva di essere arrestato. E più volte si procurò ferite ai polsi, che furono notate dalla moglie e dai collaboratori.
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