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Manager di fatto senza salvacondotti

L’amministratore di fatto è penalmente responsabile per i reati di bancarotta anche se si tratta di una figura considerata espressamente solo nel caso dei reati societari. Lo puntualizza la Corte di cassazione con la sentenza n. 59535 della Quinta sezione penale depositata ieri.
Tra i motivi di ricorso avanzati dalla difesa di un imputato condannato in appello per bancarotta fraudolenta c’era l’erronea applicazione della legge penale sulla base di un’errata interpretazione della Legge fallimentare che, all’articolo 223, escluderebbe una forma di responsabilità per chi gestisce senza cariche ufficiali una società. La responsabilità sarebbe invece affermata solo dall’articolo 2639 del Codice civile. A venire contestata era peraltro anche la stessa qualifica di amministratore di fatto basata, per la difesa, su semplici dichiarazioni di terzi interessati.
Una posizione che non è giuridicamente sostenibile, sottolinea la Cassazione, che respinge il ricorso e conferma la condanna. I giudici ricordano che, se è vero che il Codice civile delinea una forma di responsabilità per i reati societari a carico di chi esercita in maniera continuata e significativa i poteri tipici della figura dell’amministratore, non si può invece parlare di un’esclusione dal campo del penale fallimentare. Anzi la responsabilità per bancarotta può scattare nei termini e nei modi che sono stati via via delineati dalla stessa giurisprudenza anche in assenza di una specificazione normativa.
Giurisprudenza che avuto modo di sottolineare come l’amministratore di fatto sia soggetto alla medesima gamma di doveri che fa campo all’amministratore di diritto anche nel campo strettamente penale.

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