Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Manager della bellezza

Restauratori, archeologi, storici dell’arte: i binari tradizionali che traghettano dall’università al mondo del lavoro si sono complicati con la crisi, così i neodottori si ingegnano e aprono nuove strade spesso esplorando i bordi della professione. C’è chi si inventa una app, chi un blog, chi organizza tour e aperitivi per spiegare un’opera d’arte a chi non la conosce, chi porta piccoli gruppi di turisti ai siti antichi con gli archeologi che fanno da guide. Nascono spin off culturali dalle università, sul mercato si propongono cooperative di giovani laureati che offrono servizi turistici e percorsi guidati, gruppi specializzati nella comunicazione o nella divulgazione. I numeri dicono che l’Italia ha un patrimonio artistico che il resto del mondo le invidia: 4.588 fra musei, monumenti e aree archeologiche, 12mila biblioteche, una cinquantina di siti Unesco e poi fondazioni private e gallerie. Se è vero quel che scriveva Dostoevskij nell’Idiota, e cioè che la bellezza salverà il mondo, i laureati nei Beni culturali dovrebbero essere l’esercito in grado di farsi carico di quella missione. Dai libri alla realtà però le cose non vanno esattamente così. Il mercato si è rimesso in moto eppure sono ancora tanti i neolaureati nelle materie che riguardano l’ampio spettro dei beni culturali e del turismo che faticano a trovare posto. «È un problema che sento tantissimo», ammette Sandrina Bandera, ex soprintendente alla Pinacoteca di Brera e docente alla Statale di Milano. «Il mercato oggi chiede figure capaci di gestire i beni culturali anche da un punto di vista manageriale per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione. Serve saper leggere i numeri e migliorarli oltre che avere una buona conoscenza della storia dell’arte». Il bando per il reclutamento di 500 nuovi assunti preparato dal ministero dei Beni culturali è una possibilità immediata: ma per il futuro? Stefano Baia Curioni, economista, è fra i componenti del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, organo consultivo del ministro Franceschini: «Bisogna distinguere fra una condizione teorica e una effettiva. Il mercato oggi ha bisogno di project manager in grado di pianificare e realizzare processi complessi, multimediali. Ai musei non basta più vendere un maggior numero di biglietti, devono svolgere una funziona educativa e identitaria, quindi servono relazioni strette con il territorio, progetti specifici che combinino un appeal artistico a uno gestionale sostenibile». Il mercato va a caccia di queste professionalità e le università calibrano corsi di laurea ad hoc: «Il problema è che la rotazione all’interno dei musei è lenta. Per tanto tempo», prosegue l’economista, «dentro i musei c’è stata una netta distinzione fra gli storici dell’arte e gli amministrativi. Ora qualcosa sta cambiando e si introducono queste nuove competenze che saranno sempre di più in uno scenario futuro».
Con una laurea magistrale in Conservazione dei Beni culturali il tasso di occupazione a cinque anni è, secondo l’elaborazione di AlmaLaurea, del 70,8%, ma sale al 76,8 se la laurea è in Progettazione e gestione dei sistemi turistici. Se andiamo a vedere il tipo di occupazione troviamo che per il 23,4% nel primo caso e per il 26,3 nel secondo siamo davanti a contratti non standard, cioè a tempo determinato, in varie declinazioni. A tempo indeterminato invece sono complessivamente il 52,4% (dato sui laureati 2010 nei cinque anni successivi). «Il lascito archeologico, artistico, letterario costituisce il biglietto da visita e l’orgoglio, anzi per qualcuno “il petrolio” dell’Italia e degli italiani nel mondo. Se non si ha la convinzione che ne va del nostro destino culturale», è il richiamo del presidente di AlmaLaurea, Ivano Dionigi, «lo si capisca almeno in nome della convenienza, dell’investimento economico e dell’opportunità occupazionale per i nostri giovani. Ce lo ricordava con preoccupazione lo scrittore Giuseppe Pontiggia quando diceva che se Roma fosse sorta nel Texas, l’America si sarebbe comportata ben diversamente da come fa il nostro Paese ». Altri ambiti a cui possono aspirare i laureati sono i contenuti internet, l’editoria e l’industria culturale in genere. «Assistiamo a una crescente ricerca di manager», interviene Antonella Carù, ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Bocconi di Milano. «Nel turismo e nei beni culturali sono richieste figure che vanno dal marketing all’organizzazione e in cui convivono competenze manageriali e curatoriali tenendo ben presente che le opere artistiche e culturali sono un prodotto particolare che non va trattato come merce tout court». Sandrina Bandera spiega che a Milano alcuni giovani laureati trovano lavoro facendo da consulenti ai collezionisti privati nell’arte contemporanea (e non) e suggerendo acquisti di questo o quell’oggetto al fine di migliorare la collezione stessa. Paola Fandella, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Cattolica di Milano, sostiene che una professione che deve essere più valorizzata è quella degli uffici stampa: «La comunicazione, soprattutto nei teatri e per quanto riguarda la musica e gli enti lirici, deve essere migliorata e anche molto».
Laura Montanari
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il testo è sul tavolo del premier, Mario Draghi, che ora dovrà decidere se dargli la forma di dec...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il consiglio di Generali si divide sulla lista del cda e e intanto gli acquisti in Borsa dei soci c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La delega fiscale nello stesso consiglio dei ministri che darà il via libera domani alla Nadef: è...

Oggi sulla stampa