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Manager, azioni tutte tassabili

Per il manager della società che diviene socio della stessa è tassabile come reddito di lavoro dipendente l’intero valore normale delle azioni anche eccedente il conferimento effettuato. Con riferimento ai dividendi, invece, gli stessi continuano a essere trattati come reddito di capitale e non come reddito di lavoro dipendente.

In ogni caso, laddove i manager possano essere identificati come categoria di dipendenti, scatterà sul valore normale l’esenzione sino a 2.065,83 euro. Sono questi, in sintesi, i principi espressi dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 103 di ieri con la quale l’amministrazione finanziaria ha esaminato una complessa operazione da porre in essere da parte di una società che, di fatto, intende far concorrere al capitale i suoi manager di fatto con due modalità diverse e in relazione a una particolare categoria di titoli azionari sostanzialmente senza diritti amministrativi.

Di fatto, i soggetti in questione possono divenire soci della società per effetto della cessione operata da titolari di azioni definite di categoria C a loro favore ovvero per effetto di un conferimento non proporzionale rispetto al valore dei titoli. Secondo la società che ha formulato l’istanza di interpello all’amministrazione finanziaria, le azioni attribuite ai manager in misura eccedente rispetto all’importo del conferimento in denaro dagli stessi effettuato non costituiscono per tali soggetti l’attribuzione di un reddito di lavoro dipendente o assimilato. Ciò in quanto, l’assegnazione non proporzionale delle azioni a favore dei manager si giustifica esclusivamente sulla base del rapporto sociale intercorrente fra gli azionisti conferenti e la società conferitaria e non risulta in alcun modo connessa, neppure indirettamente, con le prestazioni rese dai manager a favore della società in relazione al rapporto di lavoro dipendente o all’ufficio di amministratore.

Di parere contrario, invece, è l’Agenzia delle entrate che afferma la natura remunerativa della attribuzione delle azioni a fronte di un conferimento non proporzionale da parte dei manager in relazione al fatto che le utilità che loro apportano non possano essere iscritte a bilancio. In altri termini, la sensazione è che la società intendesse eliminare da tassazione quella parte di valore normale dell’azione corrispondente all’apporto di know how. L’Agenzia indica invece come possono essere ritenute come espressive dell’impegno profuso dai manager nell’attività della società e la loro rilevanza rispetto alla parte «monetaria» del conferimento posto in essere giustifica, nell’ambito degli accordi con la società, l’attribuzione di azioni con diritti patrimoniali rafforzati. Quindi vi è una piena ipotesi di concorso alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51 del Tuir, nel caso dei manager dipendenti della società, ovvero ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, ai sensi dell’articolo 50, primo comma, lettera c-bis, Tuir, nel caso di manager-amministratori. Peraltro, ove tali soggetti possano costituire una categoria di dipendenti, potrà trovare applicazione la lettera g) del comma 2 dell’articolo 51 del Tuir in merito alla non concorrenza alla formazione del reddito per un importo che non supera complessivamente euro 2.065,83 a condizione che non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione; qualora le azioni siano cedute prima del predetto termine, l’importo che non ha concorso a formare il reddito al momento dell’acquisto è assoggettato a tassazione nel periodo d’imposta in cui avviene la cessione. Per quanto concerne, invece, il trattamento dei dividendi ritraibili dalle predette azioni, gli stessi rimangono ascrivili alla categoria dei redditi di capitale e non vengono naturalmente attratti nella categoria dei redditi di lavoro dipendente.

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