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«Manager autonomi Un segnale al mercato»

di Sergio Bocconi

MILANO — «Questa mattina in consiglio ho chiesto che il punto all’ordine del giorno "comunicazioni del presidente"venisse considerato per ultimo. Così, al termine dei lavori, ho informato il board della mia decisione: rinuncio a tutti i poteri esecutivi che condividevo con l’amministratore delegato e che peraltro finora ho esercitato solo in modo molto limitato» . Jonella Ligresti resta presidente di Fonsai ma da oggi avrà il classico ruolo di chairman all’americana: rappresenta la compagnia, affianca il management ma senza intervenire nella gestione. Le ragioni? «Come ho detto in consiglio: dare al "signor mercato"un segnale di forte autonomia del management. Il mercato ne ha bisogno e io penso di aver dato così il mio contributo» . Quali deleghe aveva? «Le stesse dell’amministratore delegato. Ma le ho esercitate solo quando ho dovuto farlo. Per esempio nel firmare i patti di sindacato, ma sempre in accordo con il management» . Lascia il consiglio di Mediobanca? «No, non ne vedo il motivo» . Perché pensa sia necessario un segnale di autonomia del management? «Per cancellare ogni dubbio su influenze della famiglia nella gestione» . Il mercato di dubbi sul tema ne ha coltivati parecchi. «Fondiaria è invece sempre stata autonoma. Con il mio passo l’autonomia del management diventa anche ufficiale, formale se preferisce» . Quando ha preso la decisione? «Questa notte» . Chi è stato il primo a saperlo? «L’ho detto al mio papà» . Reazione? «Ha apprezzato il mio senso di responsabilità» . E quale reazione si aspetta dal «signor mercato» ? «Spero apprezzi» . Ha condiviso il passo con i suoi fratelli? «Non ce ne è stato il tempo» . E Giulia farà la stessa cosa in Premafin? «No, è la holding di famiglia» . La sua decisione è stata «sollecitata» dall’Isvap, che ha fatto rilievi anche su governance e operazioni con parti correlate? «No, è stata una decisione presa in totale autonomia. Seguendo invece le indicazioni dell’Isvap sulla catena di controllo io e mio fratello Paolo lasceremo la vicepresidenza di Premafin» . Non ci sono stati «consigli» in tal senso da parte di Unicredit, oggi secondo socio di Fonsai con il 6,6%? «Assolutamente no» . Perché non ha lasciato la presidenza? «Perché ho tutti i requisiti per continuare a ricoprire la carica. E ho ricevuto sufficienti apprezzamenti in azienda per decidere di non lasciarla» . Ma d’ora in poi quale sarà il suo ruolo in azienda? «Quello che di fatto è sempre stato: di supporto al management» . È un passo indietro della famiglia? «No, la famiglia resta ed è presente nel gruppo con le sue competenze, a fianco del management che abbiamo scelto e che lavora in piena autonomia per il rilancio della compagnia» . Avete scelto voi il nuovo team o l’ha fatto Unicredit? «Se pensa che abbia scelto Unicredit perché Piergiorgio Peluso e Gianandrea Perco vengono da Unicredit si sbaglia: ho conosciuto Peluso quando ero nel consiglio di Capitalia e lui lavorava con Matteo Arpe. Ho avuto modo di apprezzarne la professionalità. Abbiamo fatto una selezione e abbiamo scelto lui. E siamo molto soddisfatti di questa scelta: con l’amministratore delegato Emanuele Erbetta e gli altri manager hanno costituito un team molto affiatato e motivato» . La famiglia resterà o venderà? «Vogliamo restare con il management per riportare la compagnia ai livelli di eccellenza che ha avuto e che merita. Mio padre ha comprato la Sai vent’anni fa e Fondiaria dieci anni fa per tenerle. L’idea di base è nel segno della continuità» . Prima l’accordo con Groupama, poi con Unicredit: avreste preferito l’intesa con i francesi? «L’opzione con Groupama si è rivelata inattuabile. Abbiamo accettato con convinzione la proposta di Unicredit. E siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto» . Restano sempre 2 miliardi di debiti. «È fuori di dubbio che anche a questo penserà il management» .

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