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Mamme tutelate

La maternità non riduce il risarcimento per licenziamento illegittimo. Spetta sempre per intero, cioè calcolato sulla retribuzione spettante per il tempo pieno, anche quando il lavoratore sta percependo una retribuzione d’importo inferiore perché occupato a orario ridotto a causa del congedo parentale. Lo stabilisce la Corte di giustizia Ue nella sentenza alla causa C-588/12.

La vicenda riguarda una lavoratrice del Belgio occupata a tempo indeterminato. Rimasta incinta, la lavoratrice ha fruito nell’anno 2009 di un congedo di maternità, che ha prolungato con un congedo parentale orario, pari a metà tempo dell’orario di lavoro, per la durata di quattro mesi. A decorrere dall’inizio del congedo parentale, però, la società da cui dipendeva ha risolto il contratto di lavoro. Il licenziamento è risultato illegittimo, perché non supportato da una giusta causa o da un giustificato motivo. I giudici belgi, di conseguenza, hanno condannato la società a versare alla lavoratrice un’indennità forfettaria di risarcimento. Adito in appello, la Corte del lavoro di Anversa (Belgio) si è rivolta alla Corte di giustizia Ue per sapere se in tale situazione è corretto calcolare l’indennità di risarcimento sulla base della retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore alla data del licenziamento. Ossia se è corretto determinare il risarcimento sulla base della retribuzione ridotta e corrispondente all’effettivo orario di lavoro che, al licenziamento, è anch’esso ridotto alla metà per via della fruizione del congedo parentale.

Nella sentenza la Corte di giustizia ricorda che l’indennità forfettaria di tutela belga (corrispondente all’indennità di risarcimento di tutela italiana) costituisce misura destinata a proteggere i lavoratori dal licenziamento illegittimo causato dalla domanda oppure dalla fruizione di un congedo parentale. Aggiunge che tale misura di tutela sarebbe privata di gran parte del suo effetto qualora l’indennità fosse determinata sulla base non della retribuzione a tempo pieno, bensì della retribuzione diminuita pagata durante un congedo parentale a tempo parziale. Un tale criterio di calcolo, precisa la Corte, potrebbe non produrre un effetto dissuasivo sufficiente a impedire il licenziamento illegittimo dei lavoratori e priverebbe di contenuto il regime di tutela istituito dal diritto dell’Unione. Secondo la Corte, inoltre, questa valutazione è confortata dal fatto che, conformemente al diritto dell’Unione, i diritti acquisiti dal lavoratore alla data d’inizio del congedo parentale (cioè l’insieme dei diritti e dei vantaggi che derivano dal rapporto di lavoro) devono rimanere immutati fino alla fine del congedo. E ritiene che il diritto a ottenere un’indennità forfettaria di tutela in caso di licenziamento illegittimo (cioè senza motivo grave o adeguato) fa parte dei diritti acquisiti, in quanto tale indennità è dovuta a motivo dell’impiego svolto dal lavoratore e che quest’ultimo avrebbe continuato a svolgere se non fosse stato licenziato illegittimamente.

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