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Malta lascia e fa sperare Il vero scoglio italiano è passare il primo turno

«La partita è aperta e si giocherà sul filo di lana. Stiamo lavorando intensamente anche in queste ore, in seguito ai vari ritiri e stiamo facendo il massimo per far avanzare Milano, come la città si merita».

Sandro Gozi coltiva l’ottimismo della volontà, ma rimane prudente. Sarà lui, il sottosegretario di Palazzo Chigi con la delega agli Affari europei, a rappresentare l’Italia nella riunione del Consiglio dei ministri della Ue, convocata oggi a Bruxelles per decidere la nuova sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, in uscita da Londra in conseguenza della Brexit.

La cautela di Gozi è pienamente giustificata. La complicata e contraddittoria procedura scelta per ricollocare l’Ema e l’Eba (l’Agenzia bancaria europea, anch’essa fin qui basata nella capitale inglese) è infatti uno strano incrocio tra l’Eurofestival della canzone, il Palio di Siena, un Conclave pontificio e la riffa natalizia di un dopolavoro. Caduta la maschera un po’ ipocrita dei dossier tecnici, che ha caratterizzato la prima fase ma che non ha portato alla selezione di alcuna short list , la partita è diventata squisitamente politica, geopolitica dicono alcuni, visto che tutte le 19 città candidate sono presenti sulle schede di voto, che verranno distribuite questo pomeriggio nella sala dell’Europa Building, ribattezzato «l’uovo» per la sua improbabile silhouette.

La conseguenza è la più totale imprevedibilità dell’esito. «Nessuno può veramente dire cosa succederà — spiega un diplomatico europeo che ha seguito direttamente la vicenda —. Saranno chiusi dentro per ore e ci saranno ovviamente negoziati paralleli e promesse di scambio, ma poiché il voto è segreto nessuno può essere certo che un impegno preso venga onorato».

Milano, Amsterdam e Barcellona hanno probabilmente di gran lunga i dossier migliori. La città lombarda soprattutto è al top della qualità in tutti i sei criteri richiesti dal bando: edificio (il Pirellone) già disponibile, accessibilità scuole, sanità, accesso al mercato del lavoro e servizi sociali per mogli e figli dei dipendenti, forse solo sull’equilibrio geografico si presta a obiezioni. Il vento dell’Est infatti gonfia le vele di Bratislava, nonostante la capitale slovacca offra strutture e condizioni meno che sufficienti e nonostante una maggioranza dei funzionari dell’Ema abbia minacciato di lasciare l’agenzia se questa fosse la scelta.

Al primo round, i ministri avranno 6 voti ciascuno e devono assegnarne 3 alla prima, 2 alla seconda e 1 alla terza scelta. Se nessuna città, com’è probabile, sarà stata la preferita di almeno 14 Paesi, si passerà a un secondo turno fra le 3 (o più in caso di parità) che avranno avuto più voti complessivi: vince chi ottiene 14 voti, altrimenti terza votazione tra i primi due o più in caso di parità. Dulcis in fundo, se necessario nel caso di due città con egual numero di voti, la presidenza estone procederà a un sorteggio. La riffa, appunto.

Qualcosa si è mosso in realtà nelle ultime ore. Si è ritirata Malta e questo in teoria potrebbe favorire Milano, i maltesi essendo parte di un ideale fronte mediterraneo, la cui tenuta è però tutta da verificare. Oggi potrebbe chiamarsi fuori anche Dublino, una mossa le cui conseguenze sono di più difficile lettura. Il ritiro irlandese potrebbe favorire Amsterdam, in nome degli antichi rapporti della Lega Anseatica.

L’incognita maggiore riguarda i tre Paesi baltici, che se votassero insieme avrebbero grande massa d’urto e potrebbero risultare decisivi. Rimane solida la candidatura di Copenaghen, prima scelta del sondaggio informale condotto tra i dipendenti dell’Ema. Mentre Bratislava è forte soprattutto perché conta sull’appoggio della Germania, anch’essa a sua volta preoccupata perché si è mossa in ritardo (anche i tedeschi ogni tanto si distraggono) per assicurarsi la scelta di Francoforte come sede dell’Eba. Berlino in altre parole ha bisogno del fronte dell’Est per portare l’Agenzia bancaria nella città sul Meno e appare disposta a mobilitarsi sull’Ema per la capitale slovacca.

Governo e diplomazia italiani stanno facendo un grosso lavoro per Milano. Secondo fonti autorevoli, il vero ostacolo sarà passare indenni la «tonnara» del primo turno ed entrare nel ballottaggio del secondo, dove ci saremmo già assicurati sostegni significativi. Se può essere una indicazione che ci fa ben sperare, i bookmaker londinesi, che qualcosa pur sempre fiutano, pagano Milano 2 a 1, Bratislava 3 a 1 e Amsterdam addirittura 7 a 1.

A Bruxelles, i veterani di queste cose, non si sbilanciano e fanno i cinici: «Quando si entra in questi voti a scrutinio segreto, il risultato più probabile rischia di essere quello peggiore», dice una fonte. Speriamo venga smentita. Anche se spesso, come dice l’adagio, chi entra in Conclave papa…

Paolo Valentino

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