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Maledizione Parmalat in Brasile. Latte ritirato dal ministero. Ma per Lacteos è tutto a posto

Con l’ultima, di tre giorni fa, ce n’è abbastanza per scrivere un trattato sulle maledizioni della Parmalat in Brasile: 300 mila confezioni di latte UHT sono state ritirate dagli scaffali dei supermercati nel Paese sudamericano, su ordine del ministero della Giustizia, per il sospetto che contengano un gas cancerogeno, la formaldeide, che in sostanze acquose diventa formalina. Il gruppo Lacteos Brasil — che ha la licenza per l’uso in esclusiva del marchio e logo Parmalat in Brasile — ha già fatto sapere che dai «propri» test non risulta nulla e che i prodotti torneranno presto a disposizione dei clienti. Ma per esprimersi è presto e bisognerà attendere i test delle autorità.
Perché allora una maledizione? Fu proprio il Brasile, quinto produttore di latte al mondo, uno degli epicentri del crac della Parmalat di Calisto Tanzi, nel 2003. Nei vari processi il Paese sudamericano compare alla voce riciclaggio. Ora, dal crac del 2003 al ritiro dagli scaffali, il marchio in Brasile ha inanellato una serie di vicende poco chiare che, a tratti, hanno rischiato di fare ripartire la pellicola del fallimento con Marcus Elias — finanziere carioca noto ai rotocalchi per i suoi trascorsi con Naomi Campbell — a fare le veci di Tanzi. Dunque: due società diverse (la Parmalat italiana ora di proprietà dei francesi di Lactalis e quella brasiliana), con diverse proprietà ma un destino che continua a incrociarsi a causa di quel marchio comune.
Ancora nel 2013 il giudice federale Paulo César Neves Júnior aveva ordinato di bloccare i beni di Elias 24 ore prima che il patrimonio del suo fondo con sede alle Bermuda, Laep, si involasse verso un altra scatola finanziaria, chiamata con grande ottimismo Prosperity Overseas: il bonifico avrebbe lasciato i creditori senza 384 milioni. È proprio con Laep che nel 2006 Elias si presentò all’asta dall’allora commissario straordinario, Enrico Bondi, per acquistare per 38 milioni il marchio Parmalat do Brasil. In verità gli affari a Elias non sono mai andati molto bene, tanto che già nel 2007 Parmalat do Brasil risultava sotto la protezione giudiziaria. Lacteos nasce nel 2011 dalla fusione di questo ex ramo d’azienda con Bom Gosto e LeitBom, in un ulteriore passaggio magico degno di Silvan. I creditori, tra cui il Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico, speravano così con un «sim sala bim» di spezzare l’incantesimo delle perdite milionarie: infatti dietro LeitBom c’era sempre Laep che per nascondere la crisi diventava più grande. Negli ultimi anni, tra un crac sfiorato e l’altro, Laep ha anche cercato di scrivere un romanzo dei destini incrociati, un po’ il figlio che si ribella agli dei paterni, un po’ figliol prodigo: nel 2011 Lacteos-ribelle ha tentato di scalare la Parmalat allora gestita da Bondi. Quando Lactalis ha avuto la meglio su Collecchio ha a sua volta tentato di conquistare Lacteos-figliol prodigo. L’ultima volta ancora nel settembre del 2013, meno di un anno fa, quando Lactalis aveva trattato in esclusiva prima di ritirarsi per l’«incertezza» del dossier (trapelò che era incalcolabile il valore delle cause pendenti). Forse la maledizione sta proprio nel logo Parmalat che, anche se è uguale, è di colore diverso: in Brasile si usa ancora quello originale, tutto blu, mentre in Italia divenne policromatico con la rinascita. Sicché quello vero, dell’era Tanzi, gira ancora solo in Brasile. Chissà se a Elias glielo hanno detto.

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