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Malattia, c’è l’ok allo storno

La prospettiva di poter investire una (piccola) quota del miliardo di euro adibito all’esenzione (parziale) dei versamenti dei lavoratori autonomi, per rimettere sulla «pista» parlamentare un’iniziativa che mira a tutelare la medesima platea attrae parte del mondo professionale.

Se, infatti, appresi i numeri degli iscritti alle Casse previdenziali in possesso dei requisiti per richiedere l’agevolazione (alcune migliaia, finora, come raccontato su ItaliaOggi del 9 settembre 2021), il primo firmatario del disegno di legge trasversale sul differimento dei termini per malattia, o infortunio dei professionisti (1474), il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi, aveva lanciato, nei giorni scorsi, l’idea di «stornare» una somma, tra i 30 ed i 50 milioni, sulla misura, ora si fanno avanti i vertici di due Ordini nazionali e di quattro sindacati.

«Se le richieste per l’esonero contributivo rimarranno poche», argomenta il vicepresidente dei commercialisti italiani Giorgio Luchetta, «si aprirebbe effettivamente la possibilità di utilizzare» una somma di quello stanziamento per far marciare il testo, fermo in commissione Giustizia a palazzo Madama, dopo l’altolà della Ragioneria generale dello Stato, perché, interviene il numero uno dei periti industriali Giovanni Esposito, «è tempo di dare risposta ai tanti professionisti che, al pari dei dipendenti, hanno il diritto di ammalarsi e di concedersi del tempo per curarsi, senza pensare agli obblighi».

L’indicazione di de Bertoldi, a giudizio della guida dell’Associazione nazionale ccommercialisti Marco Cuchel è «di assoluto buon senso», anche in ragione del fatto che quello del cosiddetto «anno bianco» dei contributi è denaro già impegnato per dare sostegno ai professionisti. La proposta del senatore piace, infine, ai presidenti dell’Ungdcec (Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti) Matteo De Lise, dell’Adc (Associazione dottori commercialisti) Maria Pia Nucera e dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) Antonio De Angelis, che rammentano come già al forum del primo dei tre sindacati, lo scorso luglio, «il ministero dell’Economia ipotizzò di finanziare il disegno di legge, mediante risparmi ricavati dalle allocazioni di risorse sui precedenti decreti».

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