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Malati, reato prescritto

Prescrizione del reato anche per i malati «eterni giudicabili» e cioè per gli imputati incapaci di stare in giudizio per infermità mentale irreversibile.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 45 depositata ieri 25 marzo 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 159, primo comma, del codice penale, nella parte in cui, se lo stato mentale dell’imputato sia tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento penale e questo venga perciò sospeso, non esclude la sospensione della prescrizione quando è accertato che tale stato è irreversibile.

Quindi se lo stato di infermità è irreversibile, la prescrizione corre e l’imputato può avere il proscioglimento per intervenuta prescrizione. Mentre con il sistema vigente l’imputato in stato di incapacità non poteva fruire della prescrizione, che veniva sospesa insieme al procedimento, di fatto per tutta la durata della malattia. E se la malattia era irreversibile, allora, la sospensione della prescrizione durava per tutta la vita. Ma vediamo la motivazione della sentenza.

Il caso, che ha sollevato la questione, ha riguardato un imputato di falso in bilancio colpito, a causa di un incidente stradale, da disturbo delirante megalomaniaco di carattere irreversibile. Quindi il tribunale si è trovato di fronte a un paziente psicotico senza alcuna possibilità di miglioramento.

Il processo penale è stato sospeso e, come nota la sentenza in commento, in casi come questo nel caso in cui, con il passar del tempo, lo stato mentale dell’imputato non migliori, ma anzi dia luogo a una condizione di incapacità irreversibile, si produce una paralisi processuale destinata a durare fino alla morte dell’imputato: è questa la ragione per cui si parla di «eterni giudicabili».

Per tutto il periodo della sospensione, che può durare per tutta la vita, la prescrizione è sospesa.

La Corte costituzionale è stata chiamata, quindi, a decidere se è legittima la sospensione senza limiti del corso della prescrizione, nel caso di incapacità processuale irreversibile dell’imputato. La sentenza risponde di no e rimprovera il legislatore di non avere rimediato da solo alla situazione, nonostante precedenti moniti della stessa Consulta.

Non è legittima la sospensione della prescrizione perché contrasta con gli obiettivi della prescrizione e cioè il diritto all’oblio sul fato di reato, quando sia trascorso un lasso di tempo tale da ritenere insussistente l’interesse della collettività alla punizione del colpevole. Inoltre la Consulta ritiene irragionevole una sospensione del processo e, quindi, della prescrizione senza un termine.

Una sospensione del corso della prescrizione senza fine, si legge nella pronuncia, determina di fatto l’imprescrittibilità del reato, e questa situazione, in violazione dell’articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza), dà luogo a una ingiustificata disparità di trattamento nei confronti degli imputati che vengono a trovarsi in uno stato irreversibile di incapacità processuale.

Vediamo le ricadute operative della pronuncia.

Una volta ripristinato il decorso della prescrizione, diventa necessariamente limitata nel tempo anche la sospensione del procedimento, il quale, si chiude dopo il decorso del termine di prescrizione con una sentenza di improcedibilità per estinzione del reato.

Da un lato si evita che il procedimento penale si protragga per tutta la vita dell’imputato in stato d’incapacità. Ma, rileva la Consulta, non è la soluzione migliore, soprattutto quando il tempo necessario a prescrivere è ancora lungo, e, quindi, altrettanto lunga è la durata della sospensione del procedimento, con l’onere per il giudice di periodici, inutili accertamenti peritali.

L’opzione preferibile sarebbe definire subito il procedimento con una sentenza di non doversi procedere per incapacità irreversibile dell’imputato, come tra l’altro proposto in un disegno di legge pendente in parlamento. Ma questa è una scelta che la Consulta lascia alla discrezionalità del legislatore.

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