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Malacalza avverte Tronchetti “Niente soldi, solo azioni Pirelli”

MILANO — Azioni Pirelli in cambio di titoli della controllante Camfin. Questo in buona sostanza sarebbe la soluzione industriale che i Malacalza sarebbero pronti ad accettare, se Marco Tronchetti Provera avesse voglia di risolvere la questione con gli azionisti genovesi in tempi brevi. Dopo un rapido contatto che risale ad alcuni giorni fa, e che si è risolto in un buco nell’acqua, i due soci non si sono mai seduti ad un tavolo per trovare una soluzione, né al momento risulta che ci sia una proposta di questo tipo. Ma secondo fonti attendibili, quando erano emerse le prime divergenze tra i Malacalza e Tronchetti Provera, l’idea di scindere le attività di Camfin e dare alla famiglia genovese direttamente in mano titoli della Bicocca, era stata rappresentata dagli advisor dei due soci. Chi conosce i Malacalza è convito che la famiglia genovese non sia, e non sarà mai disposta ad accettare un conguaglio in denaro per uscire dalla partita. Per una questione di principio e forti di un contratto che gli conferisce anche dei diritti di governance in Pirelli, i Malacalza non vogliono barattare quello che loro hanno sempre considerato un investimento industriale con una buonuscita in denaro. Pertanto, se anche Tronchetti ha ricevuto diverse manifestazioni di interesse da parte di primari investitori istituzionali, difficilmente riuscirà a sostituire gli azionisti genovesi trovando dei compratori per il loro 25% posseduto in Camfin. A questo proposito non solo l’Investindustrial di Andrea Bonomi, ma anche il fondo Clessidra guidato da Claudio Sposito, Jp Morgan e il fondo sovrano del governo di Singapore, si sarebbero fatti avanti per entrare ai piani alti della catena che governa sulla Bicocca.
I modi per riconoscere ai Malacalza la loro quota parte di Camfin sono diversi, e il risultato che si ottiene cambia a seconda di quale strada si intenda percorrere. La famiglia genovese controlla direttamente e indirettamente attraverso Gpi il 25% di Camfin, che a sua volta detiene tra le attività il 26% di Pirelli e il 14% di Prelios, a cui si aggiungono circa 400 milioni di passività. Pertanto, ipotizzando che sia possibile spartire senza vincoli gli asset della holding, i Malacalza sarebbero titolari in trasparenza del 5,7% del gruppo degli pneumatici, del 3,5% di Prelios e di 100 milioni di debiti. Se invece Camfin fosse considerata come un unicum secondo il metodo del patrimonio netto, avrebbe una valutazione di 650 milioni, per cui la quota parte dei Malacalza ammonterebbe a 162 milioni, che tradotti in azioni Pirelli corrispondo a circa il 4%. Ma prima di trovare una mediazione sul quanto e come spartirsi Camfin, c’è bisogno che i due soci abbiano voglia di sedersi a un tavolo e discutere il da farsi. I Malacalza in più occasioni hanno ribadito di voler difendere il profilo industriale del loro investimento e di non essere intenzionati a vendere. Se quindi Tronchetti Provera volesse sostituire gli azionisti genovesi con nuovi investitori, sarà costretto a valutare opzioni più complesse rispetto a quella più semplice, vale a dire trovare qualcuno pronto a comprare quel 25% di Camfin in mano ai Malacalza.

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