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Maire Tecnimont, a Brescia l’impianto pilota per il riciclo

L’arma migliore per tutelare dalla plastica le tartarughe, i capodogli e soprattutto le vacanze al mare è non disperdere la plastica. È raccoglierla e — se possibile — riciclarla. E non è vero che “tanto poi la mettono tutta insieme”: nell’impianto MyReplast di Bedizzole (Brescia) in quella che fu l’Adige Ambiente la Maire Tecnimont riesce a riciclare così bene il polipropilene da ottenere plastica rigenerata come nuova. Non quella plasticaccia riciclata opaca e granulosa buona solo per far panchine di colore bigio: una plastica lucida, colorata, così perfetta da far venire gola all’industria del settore.

L’amministratore delegato Pierroberto Folgiero spiega perché la società di ingegneria quotata a Milano e presieduta da Fabrizio Di Amato, cioè un’azienda che usa le sue conoscenze per costruire impianti produttivi di altri, entra in prima persona nel mondo della produzione. «Per Maire Tecnimont è un impianto con scopo soprattutto dimostrativo. Abbiamo messo a punto la tecnologia, e questo stabilimento serve a mostrare al mercato che si può riciclare la plastica in modo efficiente e redditizio».

L’Italia è in testa in Europa per impianti innovativi per il riciclo delle plastiche. Uno dei più interessanti è poco lontano, l’impianto bergamasco della Montello Spa, uno dei più efficienti d’Europa, ma ci sono esperienze importanti con le linee appena inaugurate dall’A2a a Cavaglià (Biella), oppure in Campania le produzioni della Di Gennaro e della Erreplast di Diana. Ma nell’Italia che fa scuole nel mondo non ci sono impianti con la caratteristiche della MyReplast di Bedizzole. Non c’è odore di rifiuti. La plastica viene selezionata con una finezza tale da arrivare a separarne le briciole perfino per colore.

La differenza principale tra l’impianto MyReplast della Maire Tecnimont a Bedizzole con gli altri impianti è che questo non lavora la plastica della raccolta differenziata, cioè la plastica mista della spazzatura, ma ricicla solamente una sola materia prima, il polipropilene, che arriva dai cicli industriali di altri stabilimenti o da cicli commerciali. Per esempio solamente cassette della frutta usate dalle aziende grossiste, paraurti guasti delle fabbriche di auto, secchi e coperchi dalle aziende di confezionamento. La presenza di altre plastiche è tollerata (e riciclata) a patto che siano in quote così piccole da non disturbare la lavorazione.

Il segreto è questo. La purezza di una sola materia plastica, quel polipropilene inventato proprio in casa Montecatini da quel genio che fu Giulio Natta e che fece il successo mondiale della Tecnimont,fa sì che ogni giorno si possano riempire con plastica a grado di mercato, divisa anche per colore, decine di big bag da 1 tonnellata l’uno. La capacità produttiva a regime è nell’ordine delle 40mila tonnellate l’anno.

Per esempio c’è una linea in cui i frammenti minuti di plastica di plastica sono scanditi da un dispositivo ottico che fa agire alcuni soffiatori di aria compressa i quali — 200mila soffi l’ora — lanciano i diversi frammenti in tramogge differenti. «Questo ci consente di dosare gli ingredienti secondo le ricette diverse che ci chiedono i clienti e il mercato», osserva Mario Rizzo, direttore dello stabilimento.

L’impianto di Bedizzole, che avrà una presentazione ufficiale nelle prossime settimane, servirà soprattutto a essere visitato dai clienti internazionali della Maire Tecnimont per convincerli ad acquistare la tecnologia per il riciclo della plastica, un progetto che potrebbe vedere molte decine di clienti interessati. Si tratta del progetto Green Acceleration annunciato in novembre attraverso cui la controllata NextChem entra in prima persona nell’economia circolare e nella produzione industriale. Altri segmenti di attività per la Maire Tecnimont sono denominati Greening the Brown (mitigare le ricadute ambientali dell’industria petrolifera) e Green Green (sostituire con materie prime rinnovabili il petrolio usato oggi per produrre carburanti o plastiche).

La Maire Tecnimont non vuole dire il valore dell’investimento sostenuto a Bedizzole per acquisire l’Adige Ambiente e costruire questo ciclo industriale. Tuttavia la MyReplast è controllata dalla NextChem e per una percentuale di minoranza da imprenditori locali. Ci sarà un finanziamento non recourse erogato da Intesa Sanpaolo attraverso un fondo dedicato a sostenere i progetti industriali nell’economia circolare. Secondo l’amministratore delegato Folgiero, «Maire Tecnimont, grazie alla propria leadership nella realizzazione di impianti di produzione di polimeri da idrocarburi, può svolgere un ruolo da acceleratore dell’economia circolare. L’Italia può ambire a guidare la transizione verso la chimica verde grazie alla sua grande tradizione di ricerca, tecnologia e di industria».

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