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Mail certificata, chi lavora paga

No alla possibilità di dotarsi della posta elettronica gratuita «Cec Pac» da parte di ordini e dei collegi professionali ai fini dell’adempimento Ini Pec. In quanto questo indirizzo è attribuibile alla sola categoria soggettiva «cittadino».

Vanno, dunque, rifiutati tutti quegli indirizzi di posta elettronica costituiti in forma Cec Pac contraddistinti da domino @postacertificata.gov.it. e comunicati da ordini e collegi professionali per la formazione e l’aggiornamento dell’indice nazionale degli indirizzi Pec imprese e professionisti. L’utilizzo della Cec Pac deve essere limitato ai soli cittadini e per gli scopi e ambiti previsti dalla legge; ambiti e scopi che non coincidono con quelli del mondo professionale in capo in cui è posto l’adempimento Ini Pec. Gli indirizzi Cec Pac una volta inseriti nell’elenco Ini Pec sarebbero infatti consultabili da altri soggetti, oltre a quelli (le sole p.a., ndr) tassativamente indicati dalla legge quali uniche entità titolate a consultare l’elenco degli indirizzi Cec Pac. Qualora i soggetti non titolati dalla norma consultassero gli indirizzi Cec Pac integrerebbero una fattispecie di diffusione non consentita ai sensi del dlgs n. 196/2013, con l’applicazione della sanzione relativa.

Questo è quanto si legge nella nota del ministero dello sviluppo economico, dipartimento impresa e internazionalizzazione, divisione XXI, del 15 gennaio 2014, prot. n. 6391.Al ministero sono pervenuti numerosi quesiti da ordini e collegi professionali relativamente alla possibilità da parte dei professionisti di dotarsi della posta elettronica gratuita «Cec Pac» (del cittadino). I tecnici del Mise nel ritenere inutilizzabile tale indirizzo Pec ricordano che lo stesso ministero con nota del 10 settembre 2013 prot n. 146535 rivolta alle camere di commercio si era pronunciato in merito alla stessa fattispecie con riguardo alle imprese individuali, per le quali l’articolo 5 del dl n. 172 del 2012 imponeva lo stesso obbligo di dotarsi della Pec. In quell’occasione i dirigenti dello sviluppo economico affermarono che per gli uffici del registro delle imprese l’obbligo in questione, non potesse essere assolto mediante l’indicazione della Cec Pac (posta elettronica certificata del cittadino) stante la differente funzione riconnessa a quest’ultimo indirizzo rispetto a quello da trasmettere all’Ini Pec, nonché per le particolari modalità di rilascio della Cec Pac. Quest’ultima, infatti, pur costituendo una normale posta elettronica per il cittadino, permette di comunicare esclusivamente con la pubblica amministrazione e non può utilizzata per comunicazioni ufficiali tra aziende e cittadini. Tali considerazioni debbono trovare applicazione anche nel caso delle Cec Pac dei professionisti visto anche il concorde parere dell’Agenzia italiana digitale (nota del 10 dicembre 2013 8943).

Ricordiamo che l’8 giugno 2013 gli ordini e i collegi professionali dovevano inviare all’indirizzo Pec aggiornamento@cert.inipec.gov.it tutti gli indirizzi di Pec dei professionisti iscritti (si veda ItaliaOggi del 27 maggio 2013). E gli ordini debbono aggiornare regolarmente le informazioni. L’Ini-Pec è un elenco pubblico di indirizzi Pec, realizzato a partire da quelli iscritti presso i registri delle Imprese delle camere di commercio e da quelli detenuti dagli ordini ed i collegi professionali, costituito in formato aperto e consultabile puntualmente tramite il portale telematico senza necessità di autenticazione. L’Ini-Pec è stato istituito presso il ministero dello sviluppo economico ai sensi dell’art. 5, comma 3, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221. Il ministero si avvale, per la realizzazione e la gestione operativa dell’Ini-Pec, di Infocamere deputata alla gestione del registro delle imprese. L’Ini-Pec è suddiviso in due sezioni denominate, rispettivamente, «sezione imprese» e «sezione professionisti».

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