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«Mai gli eurobond finché vivo»

La Germania ha reagito negativamente all’atteso rapporto sul futuro della zona euro in grave crisi debitoria che il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy ha presentato ieri. Pur equilibrato nei contenuti – fino a deludere coloro che speravano in proposte più ambiziose e univoche – il testo, che menziona varie opzioni di obbligazioni europee, ha indotto il cancelliere Angela Merkel a ribadire che non vi sarà alcuna mutualizzazione dei debiti finché sarà in vita.
Come molti documenti europei, la relazione è un compromesso che deve tenere conto delle varie sensibilità nazionali. Il rapporto quindi propone «una visione per una unione monetaria che sia stabile e prospera». Tre sono i tasselli che secondo Van Rompuy vanno rafforzati: una unione bancaria, una unione di bilancio, una unione economica. Il rapporto tratteggia le varie possibilità per rafforzare l’integrazione europea, ma preferisce evitare sia scadenze precise che scelte concrete.
Ciononostante, le prime reazioni tedesche sono state negative. «Non vedo la possibilità di mutualizzare i debiti finché vivrò», avrebbe avvertito la signora Merkel a Berlino secondo alcuni deputati. A molti la presa di posizione è sembrata un segnale negoziale in vista del vertice di domani e venerdì più che una vera e propria critica al rapporto Van Rompuy. I tedeschi non vogliono che le obbligazioni europee diventino la soluzione solo perché non si trovano altri strumenti per calmare i mercati finanziari.
Volutamente, nel suo rapporto Van Rompuy ha preferito dedicarsi alle piste di lungo periodo. A leggere il documento, messo a punto con l’aiuto del presidente della Commissione José Manuel Barroso, il presidente del l’Eurogruppo Jean-Claude Juncker e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, l’unione bancaria sembra essere l’obiettivo più facile da raggiungere a breve termine. Non solo è in parte prevista dai trattati; ma è anche già oggetto di iniziative legislative.
Il pacchetto deve prevedere una sorveglianza centralizzata, una garanzia in solido dei depositi, e un fondo di gestione delle crisi bancarie. Il primo aspetto è relativamente facile da mettere in pratica, applicando l’articolo 127 dei Trattati e trasferendo alla Banca centrale europea la vigilanza bancaria. Sugli altri due tasselli, il documento è vago. Per quanto riguarda uno schema di assicurazione sui depositi, il rapporto parla della necessità di «introdurre una dimensione europea agli schemi nazionali».
Più difficile appare la creazione di una unione di bilancio. Nel testo reso pubblico ieri, Van Rompuy non parla mai di cessione di sovranità per non urtare le diverse sensibilità nazionali, in particolari francesi e olandesi. «Passi ulteriori verso l’emissione in comune di passività nazionali – si legge nel documento – possono essere considerati purché esista un robusto assetto di disciplina di bilancio e di competitività per evitare l’azzardo morale e promuovere responsabilità e rispetto delle regole».
Nel frattempo si possono immaginare passaggi preliminari. «Limiti ai saldi di bilancio e ai livelli di debito dei Governi potrebbero essere decisi in comune. L’emissione di debito governativo oltre questi livelli dovrebbe essere giustificata e ricevere una previa approvazione. In questo contesto, la zona euro potrebbe chiedere cambiamenti alle voci dei bilanci nazionali se queste sono in violazione delle stesse regole di bilancio, tenendo comunque in conto la necessità di salvaguardare l’equità sociale».
Spiega un responsabile europeo: «È chiaro che solidarietà richiede disciplina. I due concetti devono andare di pari passo in un processo graduale. Nessun Paese deve ritenersi offeso o aggredito». Aggiunge un altro esponente comunitario: «Abbiamo cercato di preparare un rapporto che distribuisca il dolore in modo omogeneo su tutti i paesi, senza scontentare nessuno in particolare». Il problema è che i mercati finanziari speravano in maggiori certezze, e ieri sono rimasti delusi.

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