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Magistrati, non passa lo sciopero immediato

Lo sciopero può aspettare, ma un confronto con il governo e l’interlocuzione diretta con i cittadini no. Tuttavia, oltre allo «stato di mobilitazione» immediato, non sono escluse «ulteriori forme di protesta che si rendessero necessarie rispetto a modifiche della responsabilità civile che incidano sulla indipendenza e sulla autonomia della magistratura». Che potranno comportare l’astensione dal lavoro, oppure il rispetto rigoroso di orari e regole: il cosiddetto «sciopero bianco». 
L’assemblea straordinaria dell’Associazione nazionale magistrati, convocata per discutere una riforma della giustizia (in gran parte solo annunciata) considerata «di scarsa o pessima qualità», si conclude con un documento che indice una «giornata per la giustizia», fissata al prossimo 17 gennaio, in cui si apriranno «i tribunali alla cittadinanza per momenti pubblici di riflessione e confronto, con lo scopo di diffondere la corretta informazione sull’attività giudiziaria e sensibilizzare sulle condizioni in cui essa è svolta».
È l’atto finale di una giornata in cui sono emerse unità di analisi e divisioni, anche profonde, sul modo più efficace di reagire. Gli oltre 1.700 voti a favore della mozione presentata dai gruppi di centro e di sinistra dell’Anm (Unità per la costituzione e Area) che guidano l’Associazione rappresentano una maggioranza molto ampia che consente di «assorbire» le spinte a scelte più radicali provenienti dalla destra di Magistratura indipendente (dove però l’area che contesta il leader-sottosegretario Cosimo Ferri ha votato con la maggioranza) e dai cartelli che si definiscono autonomi.
«A quanti sono rivestiti di responsabilità istituzionali», quindi in primo luogo al premier Renzi, i giudici chiedono «lealtà e rispetto verso la giurisdizione e verso la magistratura», insieme a un «incontro urgente con il governo per essere effettivamente ascoltati, presentare le proprie proposte, avere serie e concrete risposte». Tutto ciò nel tentativo di contrastare un dibattito sulla giustizia «superficiale, intriso di propaganda, pregiudizi e luoghi comuni». In linea con quanto annunciato in apertura dal presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli: «Non vogliamo privilegi, bensì strutture adeguate e condizioni di lavoro dignitose, norme chiare, efficaci e funzionali; non per noi ma per coloro ai quali e in nome dei quali rendiamo giustizia».
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