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Magistrati, decide lo Stato

Lo Stato (non il singolo cittadino) potrà «puntare l’indice» contro i magistrati per «colpa grave, dolo, o negligenza inescusabile»: fattispecie in cui rientreranno tanto la violazione della normativa europea quanto il «travisamento della prova».

E il risarcimento che la toga dovrà corrispondere non potrà superare una somma pari alla metà di un’annualità, al netto delle trattenute fiscali, dello stipendio percepito nel momento in cui l’azione di rivalsa è proposta. È questa la road map su cui si muove il ddl per disciplinare la responsabilità civile dei giudici, che rimane indiretta. Sul testo, giunto in quarta lettura alla Camera, si sono accesi nel pomeriggio di ieri i riflettori della commissione giustizia, che lo ha licenziato senza correzioni rispetto al precedente passaggio al Senato (si veda ItaliaOggi del 21 novembre 2014), affinché sbarchi in Aula per il voto a gennaio. «Respinti i 36 emendamenti, prevalentemente a firma del M5s e della Lega Nord, approviamo un provvedimento equilibrato che va a sistemare alcune distorsioni che la legge Vassalli (117/1988) ha, nel tempo, portato con sé. E si interviene adeguando la nostra normativa alle indicazioni giunteci dall’Unione europea nel corso degli anni», riferisce a ItaliaOggi il relatore Danilo Leva (Pd). «Non ho condiviso sin dall’inizio l’idea di una responsabilità diretta del magistrato, perché una simile impostazione si sarebbe prestata a degli equivoci di fondo: quando si discute di questi temi, bisogna usare la massima attenzione, affinché non si finisca per trasformare la norma in uno strumento indebito di pressione nei confronti dei singoli magistrati», prosegue l’esponente di centrosinistra, ricordando come le modifiche apportate dal Parlamento abbiano, ad esempio, condotto all’ampliamento della possibilità di ricorso, attraverso l’eliminazione del filtro di ammissibilità della domanda di indennizzo. Linea condivisa dal viceministro della giustizia Enrico Costa, convinto che l’iniziativa legislativa, consentendo all’Italia di adeguarsi in tempi brevi alle prescrizioni della Corte di giustizia europea, «dopo anni di attesa e di tentativi vani, ci metterebbe al riparo dal rischio, in caso di inadempimento, del pagamento di una sanzione pesantissima, che cresce di giorno in giorno, che ad oggi non sarebbe inferiore a 37 milioni di euro». Come evidenziato, si ravviserà la «colpa grave» per «violazione manifesta della legge, nonché del diritto Ue», per il travisamento dei fatti, o delle prove, per l’affermazione o la negazione di un fatto la cui esistenza incontrastabilmente risulta (o è esclusa) negli atti del procedimento, e per l’emissione di «un provvedimento cautelare personale, o reale, fuori dai casi consentiti dalla legge o senza motivazione»; ad agire sarà, dunque, lo stato e, entro due anni dal risarcimento avvenuto, il presidente del Consiglio avrà l’obbligo di rivalersi, per una cifra pari alla metà di una annualità della retribuzione della toga. L’esecuzione potrà avvenire mediante la trattenuta di un terzo del compenso.

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