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Magic circle verso l’estinzione

Un salto di immaginazione che ci porta in pochi istanti dal 2013 al 2018. Anno in cui, secondo una ricerca fatta dalla pubblicazione inglese The Lawyer, il mercato legale globale sarà diviso in due metà, studi multiprofessionali e boutique specializzate e avrà perso la definizione di Magic Circle, l’élite di studi formata da Allen & Overy, Clifford Chance, Freshfields Bruckhaus Deringer e Linklaters che negli ultimi anni ha rappresentato il simbolo delle corazzate legali sviluppate su modello aziendale.

Un’élite a numero chiuso dove l’accesso alla partnership richiede un fatturato annuale di 1 milione ogni anno, che lavora sui maggiori deal di fusione, acquisizione e fallimento e dove i professionisti compongono una squadra in grado di fare da spalla ai clienti multinazionali in qualsiasi giurisdizione e su qualsiasi tematica.

Modello che, tuttavia è stato messo sotto pressione dalla crisi economica che ha flagellato il settore a partire dal 2008.

Una realtà che nel 2018 cesserà di esistere per lasciare spazio a un mercato con una definizione meno marcata, diviso in due grandi insiemi: le multinazionali del diritto e gli specialisti.

L’elite inglese resterà ancora molto forte, ma guadagneranno terreno gli studi americani che hanno saputo reinventare un modello flessibile durante i mesi più difficili e mantenere una profittabilità più salutare.

La rivista prevede per i prossimi anni un aumento nel numero di fusioni e acquisizioni tra gli studi, mentre aumenterà la prevalenza delle cosiddette «super boutiques», studi di grandi dimensioni tuttavia specializzati in un ambito ben determinato.

Un modello che si contrappone chiaramente a quello degli studi Magic Circle, che hanno da sempre puntato all’offerta di un servizio completo.

Tra i possibili nomi che potrebbero emergere, ci sarebbero Wachtell Lipton and Cravath, Slaughterse Debevoiose.

Con altre prospettive, lo stesso processo potrebbe prendere forma anche in Italia. Un mercato dove gli studi Magic Circle sono da sempre radicati.

Secondo Riccardo Roversi, managing partner italiano dello studio OsborneClark, gli studi che appartengono al magic circle inglese hanno perso la sfida che avevano lanciato alla fine degli anni 90 agli studi italiani.

«Probabilmente a causa della minor maturità del nostro mercato legale, che è meno trasparente e meno contendibile di quello inglese, gli studi appartenenti al Magic Cicle italiano, cioè i Chiomenti, i Gianni Origoni e i Bonelli Erede dominano e continuano a dominare, nonostante i rilevanti investimenti effettuati negli anni dagli inglesi», osserva Roversi.

Diverso è il giudizio dell’avvocato sul magic circle italiano, che esce dall’analisi come un modello vincente, e «che difficilmente sarà attaccabile da concorrenti nazionali o internazionali».

Questo non toglie che il periodo di crisi abbia lasciato alcune cicatrici, che spiegano l’uscita di alcuni professionisti specializzati per dare vita a boutique di nicchia.

«Non credo però che il futuro sia delle boutique. Credo che questi piccoli studi molto concentrati avranno un periodo di fortuna e di alta redditività, ma che non abbiano piano di medio-lungo termine e che nel medio-lungo vinceranno le strutture organizzate, capaci di grandi investimenti nel know how e nella efficienza dei processi,», conclude Roversi.

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