Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mafia, alleggerito il «concorso»

No all’obbligo di custodia cautelare per il concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte costituzionale, con la sentenza 48 scritta da Giuseppe Frigo, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del Codice di procedura penale, nella parte in cui rende obbligatorio il carcere preventivo per chi è indagato di appoggio esterno a Cosa Nostra. Di fronte alla questione sollevata dal Gip di Lecce, la Consulta osserva che se il soggetto che delinque con “metodo mafioso” o per agevolare l’attività di una associazione mafiosa può, a seconda dei casi, appartenere o meno all’associazione stessa, il concorrente esterno è, per definizione, un soggetto che non fa parte del sodalizio: diversamente, perderebbe tale qualifica, trasformandosi in un «associato». Nei confronti del concorrente esterno non è, quindi, in nessun caso ravvisabile quel vincolo di «adesione permanente» al gruppo criminale che – secondo la giurisprudenza della stessa Corte costituzionale – è in grado di legittimare il ricorso in via esclusiva alla misura carceraria, quale unico strumento idoneo a recidere i rapporti dell’indiziato con l’ambiente criminale di appartenenza e a neutralizzarne la pericolosità.
A questo proposito, non serve sostenere che il concorrente esterno, analogamente a chi partecipa a tutti gli effetti all’organizzazione, offre comunque un contributo causale al raggiungimento delle finalità del sodalizio criminale: «con la conseguenza che la sua condotta risulterebbe pienamente espressiva del disvalore del delitto di cui all’articolo 416-bis Codice penale, concretandosi anzi, talora, in apporti di maggior rilievo rispetto a quelli dell’“intraneus”».
Si tratta però di considerazioni che riguardano, in effetti, la gravità dell’illecito commesso dal concorrente esterno, che dovrà essere considerata in sede di determinazione della pena, al momento della formulazione di un giudizio definitivo di colpevolezza. Esse non impongono, invece, preclusioni sul diverso piano della verifica della esistenza e del grado delle esigenze cautelari, che condiziona l’identificazione della misura idonea a soddisfarle. Non ne risulta compromesso, infatti, il rilievo di fondo, espresso dalla sentenza n. 57 del 2013, secondo il quale «il mero “contesto mafioso” in cui si colloca la condotta criminosa addebitata all’indiziato non basta ad offrire una congrua “base statistica” alla presunzione, ove esso non presupponga necessariamente l’”appartenenza” al sodalizio criminoso».
E, nella specie, a prescindere dal peso specifico dei rispettivi contributi, la figura del concorrente esterno – se pure significativa di una posizione di contiguità alla organizzazione mafiosa – si differenzia da quella dell’associato proprio per l’elemento che è in grado di rendere costituzionalmente compatibile la presunzione assoluta e, cioè, lo stabile inserimento in una organizzazione criminale con caratteristiche di spiccata pericolosità (assente nel primo caso, presente nel secondo).

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Generali prepara una task force di consiglieri per rendere più condivisa e indipendente la gestazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Federal Reserve vede un orizzonte sereno, perciò si prepara a ridimensionare gradualmente le mi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo è pronto a varare nella riunione di oggi la manovra per sterilizzare il rincaro delle b...

Oggi sulla stampa