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Madrid, scudo antispread banco di prova per la crisi

Le indiscrezioni circolate sull’imminenza della richiesta di aiuti della Spagna hanno dato una sforbiciata allo spread tra Bonos e Bund. Giusto. La prospettiva della scesa in campo di due compratori con mani forti, Esm in asta e Bce sul secondario dei titoli di Stato spagnoli, è un sogno ad occhi aperti per gli investitori in cerca di guadagni rapidi e una boccata di ossigeno per portafogli soffocati da anni di incertezza e crisi economico-finanziarie. Ne hanno tratto beneficio, da questa ventata di positività, i BTp. Le smentite però ieri non si sono fatte attendere, tanto per la tempistica quanto per la formulazione di un’eventuale attivazione dello scudo anti-spread per Madrid.
Nulla può essere dato per scontato e questa è la dura realtà: gli strumenti innovativi di stabilizzazione di cui si è dotata l’Eurozona, e che sarano sperimentati sul caso spagnolo, avranno esiti imprevedibili anche per l’Italia perché non esistono casistiche né precedenti analoghi sui quali intessere ragionevolmente qualche scenario futuro.
Finora, i programmi di aiuto totale (full bail-out o piani di salvataggio), si sono concretizzati per Grecia, Irlanda e Portogallo: l’arrivo dell’assistenza finanziaria da Eurozona ed Fmi ha coinciso con la chiusura dell’accesso ai mercati da parte di questi Paesi. Gli Stati sotto programma pieno non hanno potuto rifinanziare il debito in scadenza raccogliendo denari sui mercati. Gli aiuti esterni si sono sostituiti alle aste a medio-lungo, lasciando aperto solo il rubinetto dei T-bill, rivolti alle banche domestiche finanziate dalla liquidità Bce o dalle Ela delle banche centrali nazionali. Questa formula è ripetibile per Cipro e Slovenia, due piccole realtà, ma è sconsigliabile per la Spagna, impensabile per l’Italia.
L’Eurozona ha allora ideato una nuova modalità di intervento per sostenere Paesi di grandi dimensioni in difficoltà temporanea, alternativa al programma pieno: lo strumento di stabilizzazione, lo scudo antispread. I Paesi in crisi di liquidità (non di insolvenza) possono chiedere ai partner la predisposizione di una linea di credito precauzionale (come quelle dell’Fmi) con l’obiettivo di tranquillizzare gli investitori privati e tenere aperto l’accesso al mercato dello Stato in difficoltà. L’Esm può naturalmente aiutare in maniera standard, erogare prestiti ai futuri Paesi in crisi, ma preferisce in prospettiva essere affiancato nell’opera di sostegno dai capitali privati.
Il caso concreto: la Spagna chiede accesso alla linea di credito precauzionale europea senza attivarla (non attinge denaro). Ma non è detto che i privati continuino a sottoscrivere Bonos in asta – nonostante il disavanzo, la recessione, i buchi di banche e regioni – confortati dal solo fatto che all’evenienza l’Esm possa acquistare fino al 50% degli importi sul primario e la Bce possa comprare sul secondario titoli spagnoli con vita residua triennale per ammontari potenzialmente illimitati. Non è detto che il calo degli spread spagnoli, così conseguito, trascini all’ingiù lo spread dei BTp. E che la crisi finisca. L’Eurozona si prepara realisticamente a mettere mano al portafoglio e quindi a chiedere alla Spagna di assoggettarsi a una severa condizionalità sul consolidamento dei conti pubblici e sull’implementazione di riforme strutturali per ritrovare competitività e crescita.
Madrid non ci sta. Sognando a occhi aperti, vorrebbe ricapitalizzare le banche con almeno 50 miliardi di aiuti esterni senza che questi gravino sul debito pubblico (intervento diretto dell’Esm già dal prossimo anno); far calare gli spread senza tirare denaro dalla linea di credito Eccl o nel peggiore dei casi, ottenere sostegno esterno nelle aste (Esm) e sul secondario (Bce) senza condizionalità pesanti ex-ante ed ex-post. Pretese che non saranno soddisfatte.
La Spagna però non è l’unica a sognare. L’Eurozona sogna la normalizzazione degli spread di Spagna e Italia e il mantenimento dell’accesso ai mercati per questi Stati (capacità di rifinanziare il debito pubblico negoziabile in scadenza prendendo denaro in prestito dai privati a tassi adeguati) con l’intervento minimo o nullo dei firewall, tra deterrenza e riconoscimento da parte dei mercati dei progressi fatti nella disciplina di bilancio e nelle riforme strutturali. Il problema è che nessuno sa come reagiranno gli investitori alla richiesta formale di qualsivoglia aiuto da parte della Spagna. Per cominciare, le dimensioni dello scudo anti-spread saranno cruciali. Basterà la somma di almeno la metà delle aste spagnole a medio-lungo per il prossimo anno o biennio? Esm e Bce dovranno concretamente e pesantemente scendere in campo acquistando Bonos? I prezzi dei BTp saliranno di riflesso?

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