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Madrid lancia l’allarme: «Accesso ai mercati chiuso»

BRUXELLES — La Spagna ha chiesto aiuti urgenti all’Unione europea perché sono diventati troppo alti i costi sui mercati del suo indebitamento, in continuo aumento a causa delle dimensioni dei salvataggi bancari. Ma anche i ministri finanziari del G7, in una teleconferenza incentrata sui rischi di contagio della crisi della zona euro, hanno condiviso che l’Europa dovrebbe intervenire «rapidamente». Soprattutto dagli Stati Uniti — dove i problemi sono iniziati (con lo scandalo dei mutui immobiliari speculativi e il tracollo della banca Lehman) e non sono stati ancora tutti risolti — manifestano preoccupazioni e hanno accentuato le pressioni sulla Germania, che frena un po’ tutte le iniziative Ue basate su nuovi esborsi.
Le criticità nel sistema bancario (dalla Grecia al Portogallo, alla Spagna e fino a Cipro), che potrebbero contagiare molte banche tedesche esposte nei Paesi a rischio, hanno convinto la Commissione europea ad annunciare oggi la proposta di «Unione bancaria» con garanzie comuni dei depositi. La stessa idea era stata avanzata dal presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi, che oggi, nella riunione del consiglio direttivo, potrebbe considerare una riduzione dei tassi di interesse sull’euro (immediata o in tempi più o meno brevi). Il direttore del Fondo monetario di Washington, la francese Christine Lagarde, ha sollecitato un maggiore impegno della Bce, che con circa mille miliardi di prestiti a tre anni a bassissimo costo (1%) ha fornito finora il principale contributo concreto al salvataggio del sistema bancario e dell’euro.
La giornata di Bruxelles è stata scossa dal premier spagnolo Mariano Rajoy, che ha sollecitato l’Europa ad «aiutare le nazioni in difficoltà finanziarie» e a garantire che «l’euro è un progetto irreversibile e che non è in pericolo». La speculazione ha esasperato la paura di crac bancari, che il governo Rajoy non potrebbe sostenere, facendo schizzare a livelli insostenibili i tassi sul debito di Madrid. Il ministro finanziario Cristobal Montoro ha chiesto apertamente «fondi» europei per il salvataggio di banche spagnole.
Nel G7 gli Stati Uniti hanno ventilato il rischio che un Paese delle dimensioni della Spagna, dopo i problemi in Grecia, Portogallo e Irlanda, possa estendere il contagio dentro e ben oltre l’eurozona. Dal Tesoro Usa hanno esortato l’Europa a fare «di più» e «più rapidamente» nelle prossime settimane, in vista del summit a Bruxelles dei capi di Stato e di governo del 28 e 29 giugno. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha invitato gli europei a «seguire l’esempio americano» aggiungendo che il presidente Obama percepisce un «accentuato senso di urgenza» e vede positivamente quella che ha definito «un’azione europea accelerata» per evitare che la zona euro si spacchi, con potenziali conseguenze globali. E in serata il presidente Usa ha discusso la situazione economica al telefono con il premier britannico Cameron.
Al termine della riunione in teleconferenza, dove l’Italia era rappresentata dal premier Mario Monti nel suo ruolo di responsabile dell’Economia, il ministro delle Finanze del Giappone, Jun Azumi, ha detto che «la parte europea ha assicurato che risponderà rapidamente». Il prossimo monitoraggio è stato fissato alla vigilia della riunione delle 20 maggiori economie mondiali (G20) in programma il 18 e 19 giugno in Messico. Oggi la Commissione europea prova a proporre di sgravare i governi (e i contribuenti) dai costi dei salvataggi bancari, varando una Unione del settore a carico principalmente dai banchieri e dagli azionisti. Un sistema integrato di garanzie sui depositi dovrebbe rassicurare i risparmiatori ed evitare le fughe di capitali verificatesi in Grecia e in Spagna. Si punta a far restare sempre in funzione, in caso di fallimenti, perfino il sistema di riscossione automatica Bancomat su tutto il territorio europeo. Ma il regolatore tedesco Bafin ha giudicato «prematura» una Unione bancaria. La linea di Berlino l’ha ribadita il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che ha posposto l’Unione bancaria e le misure di condivisione del debito (come gli eurobond) all’introduzione di una «vera Unione di bilancio», destinata a trasferire a Bruxelles una parte importante della sovranità nazionale nelle politiche economiche.

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