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Madrid in trincea annuncia nuovi tagli a istruzione e sanità

di Luca Veronese

Una nuova manovra straordinaria da 10 miliardi di euro è stata annunciata ieri dal Governo spagnolo guidato da Mariano Rajoy. Madrid intende definire nelle prossime due settimane i dettagli della riforma di sanità e istruzione con una riduzione strutturale della spesa che dovrebbe raggiungere i dieci miliardi di euro all'anno, a partire già dal 2012. Un taglio che dovrà trovare l'accordo delle diciassette regioni alle quali, nella ripartizione delle funzioni prevista dalla legge spagnola, sono affidati per intero i capitoli di spesa che riguardano ospedali e scuole. «Lo Stato – ha fatto sapere il Governo – si aspetta che i risparmi nella sanità e nell'educazione raggiungano i dieci miliardi di euro, ma si tratta di azioni che andranno intraprese con la partecipazione delle regioni. Senza il coinvolgimento delle regioni non potremmo ottenere questi risparmi». La Catalogna e l'Andalusia, le uniche due regioni non controllate dal partito popolare di Rajoy, hanno già mostrato molte resistenze a effettuare i tagli. L'Andalusia, in particolare, ancora amministrata dai socialisti dopo il voto di marzo, ha già detto di considerare «difficile una riduzione della spesa sanitaria senza creare un pregiudizio grave ai servizi essenziali offerti ai cittadini».
Quello annunciato ieri è il terzo intervento del Governo conservatore a meno di cinque mesi dall'insediamento dopo le elezioni di fine novembre. A gennaio Rajoy ha introdotto «misure urgenti per risanare il bilancio nazionale» con l'aumento dell'aliquota Irpef, nuove tasse sulla casa e sul capital gain. A fine marzo – con preoccupante ritardo e solo dopo ripetute richieste dell'Unione europea – il Consiglio dei ministri ha approvato e poi avviato in Parlamento la discussione sulla legge finanziaria per il 2012: oltre 27 miliardi di euro per il più pesante intervento di austerity nella storia democratica del Paese, con tagli del 17% al budget di tutti i ministeri, imposte per le grandi società oltre che sul tabacco e una sanatoria sull'emersione e il rientro dall'estero di capitali fino a ora sfuggiti al fisco.
La Spagna nel 2011 non è riuscita a centrare gli obiettivi di deficit concordati con Bruxelles: l'allora premier socialista José Luis Zapatero aveva promesso ai partner europei di scendere al 6% del Pil ma – a causa della contrazione dell'economia, oltre che dei crescenti oneri sociali legati alla disoccupazione e dei costi del debito – ha sbagliato i conti in modo tanto inatteso quanto clamoroso finendo per consegnare al nuovo Governo un bilancio con un deficit pari all'8,5% del Pil. Rajoy con una difficile trattativa è riuscito a ottenere dall'Unione uno sconto sul target del 2013 e ha promesso di portare il disavanzo al 5,3% del Pil nel 2012 per poi scendere sotto il 3% nel 2013.
Ma nonostante i ripetuti interventi eccezionali sul bilancio Madrid nelle ultime settimane è tornata a subire la pressione sempre più forte dei mercati: l'Ibex, l'indice di Borsa ha avuto in Europa la performance peggiore dall'inizio dell'anno, il differenziale dei rendimenti dei bonos rispetto ai titoli tedeschi decennali è balzato ieri sopra i 430 punti, un livello mai raggiunto con il Governo Rajoy. Le incertezze politiche, soprattutto sulla presentazione del budget, e le debolezze delle banche iberiche, sottolineate anche ieri dal governatore centrale Miguel Angel Fernandez Ordonez, fanno aumentare i dubbi sulla tenuta della Spagna, tanto da far ipotizzare addirittura la necessità di un salvataggio della troika nei prossimi mesi se la situazione dovesse degenerare.
Anche le misure di austerity sulla sanità e sull'istruzione dovrebbero servire a Rajoy per ritrovare credibilità e calmare gli investitori. I tagli alla sanità – una «razionalizzazione» secondo il Governo – dovrebbero riguardare il personale di ospedali e centri di assistenza, la spesa farmaceutica e i processi di fornitura in genere. Ma i risparmi potrebbero venire anche da una forma di contributo richiesto per le prestazioni sanitarie alle fasce più ricche della popolazione, un ticket fa far pagare per esami o ricoveri ospedalieri. Il ministro dell'Economia Luis de Guindos ha fatto riferimento «alla possibilità, nella situazione attuale, di far pagare alcuni servizi sanitari a chi guadagna più di 100mila euro all'anno». Ovvero circa l'1% dei contribuenti.
La Commissione europea ieri ha confermato che le nuove misure di bilancio prese dal Governo spagnolo «vanno nella giusta direzione» ma ha anche detto di attendere i dettagli dei risparmi che faranno le Regioni e il programma di riforme di Madrid.

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