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Madrid e Atene affossano le Borse

Per la Grecia si profila l’uscita dall’euro. Le banche elleniche sono ormai a corto di capitale, tanto che la Bce ha smesso di finanziarle. La fuga di depositi è conclamata in Grecia e pare stia ormai contagiando anche le banche spagnole, tanto che la neo-salvata Bankia (secondo El Mundo, smentito però dal Governo) avrebbe perso un miliardo di euro in una settimana. Madrid ha collocato ieri titoli di Stato per 2,5 miliardi, con tassi d’interesse in netto aumento: i triennali in due settimane sono passati dal 4,037% al 4,876%. E anche negli Stati Uniti i dati congiunturali non mostrano nulla di buono: rallentamento economico, pur sempre in un contesto di crescita. Da qualunque parte ci si giri, è difficile trovare qualche notizia positiva. I nodi di cui si discute da anni sembrano ormai essere arrivati tutti al pettine: frenata economica, vulnerabilità delle banche, fragilità degli stati, insussistenza di un piano politico credibile.
La reazione dei mercati
Ed è per questo che, anche ieri, i mercati finanziari hanno registrato una nuova scossa. Le Borse europee hanno chiuso tutte in calo: Milano -1,46%, Parigi -1,20%, Madrid -1,11%, Francoforte -1,18%, Atene -3,41% e Wall Street -1,51%. I titoli di Stato dei Paesi periferici hanno registrato un rialzo dei tassi, tanto che lo spread tra BTp e Bund è salito da 449 a 457 punti base, se si guarda il BTp con scadenza a settembre 2022 (sarebbe pari a 438 se si guarda invece la scadenza marzo 2022). Sui minimi storici, invece, i Bund decennali. In calo fino a 1,2665 dollari l’euro (minimo da gennaio), che poi ha recuperato. Due gli epicentri: Atene e Madrid.
La crisi di Atene
In Grecia la nuova ondata di pessimismo è nata con le elezioni, che non sono state in grado di partorire un Governo e hanno evidenziato il rigetto popolare verso le misure di austerità. Il 17 giugno i greci torneranno alle urne, ma il nuovo Governo si troverà subito di fronte a una scelta dura: varare un pacchetto di misure di austerità e incassare gli aiuti, oppure andare in default. E, probabilmente, fuori dall’euro. Per questo ieri l’agenzia di rating Fitch ha declassato la Grecia a “CCC”: i rischi, a suo avviso, sono altissimi.
Questa situazione pesa sulle già provate banche. Dopo aver incassato pesanti perdite con la ristrutturazione del debito statale, ora sono a corto di capitale. E la Bce ha smesso di finanziarle, lasciando il poco agevole compito alla Banca centrale greca. Secondo le stime, gli istituti di credito necessitano di almeno 50 miliardi di euro di nuovo capitale.
Le difficoltà di Madrid
Il problema è che anche le banche spagnole e portoghesi sono, in molti casi, a corto di capitale. Rbs stima che le prime abbiano bisogno di 68 miliardi di euro di nuove iniezioni, che diventerebbero 98 se la recessione peggiorasse. E se la fuga dei depositi dovesse farsi pesante. Ecco perché, anche ieri, le banche sono state le più penalizzate in Borsa (-2,36% secondo l’indie EuroStxx): la spagnola Bankia ha perso il 14%, Banco Espirito Santo il 9,4% e CaixaBank il 3,08%. In caduta anche gli istituti italiani, sebbene gli analisti di Citigroup abbiano affermato che le loro spalle sono abbastanza larghe per far fronte anche a un prolungato periodo di mercati burrascosi: Montepaschi -5,27%, UniCredit -4,65%, Ubi -3,27%.

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