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Madoff ora accusa le banche “Sapevano della mia truffa”

di Diana B. Henriques

Ma soprattutto, durante l´intervista di due ore rilasciata nella sala delle visite della prigione martedì scorso, così come in un precedente scambio di messaggi di posta elettronica, ha sostenuto che banche e hedge fund sono stati «complici» della sua elaborata truffa. Compiendo un bel dietro-front rispetto alle sue precedenti dichiarazioni.
Madoff, che dovrà scontare una pena a 150 anni di reclusione, è parso fragile e un po´ agitato, forse oppresso dalla tristezza per il suicidio di suo figlio Mark a dicembre. Per molti aspetti, tuttavia, non è cambiato affatto. Affermando la complicità altrui, Madoff ha sottolineato la «cecità intenzionale» di molte banche e hedge fund che hanno omesso di esaminare tutte le informazioni loro accessibili.
Pur ammettendo le proprie colpe, si è scagliato contro i grandi investitori con i quali ha avuto a che fare, ma nulla ha detto sui danni arrecati a migliaia di piccoli investitori. In un e-mail ha osservato che molti dei suoi clienti di vecchia data hanno fatto molti più utili – e del tutto leciti – negli anni antecedenti alla truffa di quanti avrebbero potuto farne altrove. «Avrei voluto che non ci avessero rimesso nulla, ma quello che correvano era un rischio che erano consapevoli di correre».
Madoff ha detto di essere rimasto sconcertato venendo a sapere che alcune delle sue e-mail e dei suoi messaggi avevano già sollevato dubbi tra i banchieri sui risultati dei suoi fondi: «Sto leggendo più cose adesso su quanto fossero sospettosi allora di quanto mi sia reso conto all´epoca», ha detto abbozzando un sorriso. Madoff non ha affermato che una banca particolare o un fondo specifico fossero a conoscenza o fossero complici del suo schema Ponzi, durato almeno 16 anni, che ha bruciato circa 20 miliardi di dollari in contanti e circa 65 miliardi sotto altre forme. Ma ha parlato di omissione nei controlli.
Nell´intervista e nei suoi messaggi di posta elettronica, Madoff ha affermato di aver aiutato Irving H. Picard il fiduciario nominato dal tribunale che sta cercando di recuperare i miliardi perduti per conto dei suoi clienti raggirati. Dalla corrispondenza di Madoff era già chiaro a dicembre – secondo anniversario del suo arresto – che seguiva attentamente le notizie relative al suo caso. Ha inveito contro quella che ha chiamato l´ignobile copertura della morte di suo figlio Mark, suicidatosi l´11 dicembre. Obiettando che le notizie secondo cui si era rifiutato di assistere al funerale del figlio erano false: ha detto che la prigione lo aveva già informato che non gli avrebbe concesso il permesso di essere presente, per «questioni di sicurezza pubblica» e per lo scarso tempo a disposizione per i preparativi. E in una lettera del 29 dicembre ha scritto che qualsiasi funerale al quale avrebbe potuto assistere si sarebbe trasformato inevitabilmente in un «circo mediatico» e ha aggiunto che «sarebbe stato crudele verso la mia famiglia» esporli a una cosa del genere. Per ciò che concerne i suoi incontri con lo staff di legali di Picard, Madoff ha affermato in un messaggio di posta elettronica datato 19 dicembre di aver dato «le informazioni da me ritenute utili a recuperare gli asset dai complici del casino nel quale mi sono messo». In un altro messaggio di dieci giorni dopo, è stato più esplicito: «Ho detto a Picard che le banche e i fondi sono stati complici, in un modo o in un altro».
Malgrado i suoi molteplici riferimenti alla complicità di terzi, Madoff ha ammesso in un altro suo messaggio di posta elettronica datato 19 dicembre di non aver passato questa sua informazione ai procuratori federali che lavorano ai casi penali legati alla sua truffa, anche se potrebbe farlo Picard se le informazioni di Madoff si dimostreranno pertinenti alle indagini in corso.
Madoff ha scritto in un´altra e-mail di essere stato disponibile «sin dall´inizio» a fornire ai procuratori informazioni utili «a recuperare gli asset»; si è però «rifiutato di fornire loro prove che potessero incriminarlo». In alcune e-mail, Madoff ha anche ammesso che il team di Picard ha condotto indagini sui prelievi effettuati da alcuni grandi clienti, in particolare negli anni antecedenti alla scoperta della truffa, per capire chi potesse sapere, che cosa e quando. Questi prelievi starebbero a indicare che gli investitori potevano essere consapevoli della frode, e avrebbero quindi maggiori responsabilità. In ogni caso, ha aggiunto Madoff, «il fatto certo è che soltanto io ero presente ai meeting con questi clienti».
Madoff ha affermato che Picard sta cercando più soldi di quelli che sono necessari. Responsabilità di Picard è restituire i 20 miliardi di dollari in contanti persi dagli investitori. Considerato che ha già recuperato dieci miliardi, Madoff ha calcolato che le cause contro banche ed hedge fund dovrebbero portare a recuperare una cifra sufficiente a coprire il resto delle perdite senza che Picard debba perseguire una controversia legale contro investitori di lunga data che hanno prelevato dai loro conti più soldi di quanti vi hanno depositato negli anni.
 

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