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«Il made in Italy va sostenuto» Mattarella contro dazi e barriere

Sentiva il bisogno di lanciare un messaggio d’orgoglio. Ma basato su dati inoppugnabili, che non c’entrano nulla con il gioco di chi tutti i giorni diffonde statistiche a doppia lettura, (in chiave arciottimista o, alla pari, ultracatastrofista), usandole spregiudicatamente nella lotta politica. E’ uno schema da rompere, deve aver pensato, perché sconcerta gli italiani e alimenta confusioni divisive. In un Paese ostaggio d’una campagna elettorale permanente, meglio gli argomenti della verità. Tanti o pochi che siano. Specie quando possono indicare la strada per uscire da una crisi che va ormai oltre l’economia, contagiando la sfera civile e perfino quella morale.

Sergio Mattarella inaugura un affollatissimo Salone del Mobile di Milano e, dopo aver certificato l’ottimo stato di salute del settore, osserva che «la consapevolezza del nostro valore e delle energie che sappiamo mettere a sistema, espressa con misura e pacatezza (altro che con trionfalismi vacui e di parte, n.d.r.), può far sì che ripresa economica e ripresa civile possano saldamente coincidere, in una stagione che rinnovi fiducia sempre maggiore».

Ecco, per il presidente della Repubblica, un collegamento di etica pubblica da cogliere, se davvero vogliamo migliorare le condizioni del Paese nella sua dimensione di Stato-comunità.

Occorre far leva sulle nostre tradizionali «formule vincenti». In ogni direzione. A partire da quel «made in Italy/made by Italy» che sa legare «insieme l’esportazione dei nostri prodotti e l’affermazione nel mondo di tecnologie, materie prime, approccio ai mercati, stili di vita italiani», e incalza il sistema delle imprese (in tutti i settori). Formula che «interpella il sistema pubblico, perché sappia essere un efficace sostegno».

Ambizioni che il Salone mette in scena con straordinario successo: il fatturato del comparto è per quasi il 40 per cento dovuto all’esportazione, con picchi del 60 per cento. Risultati da prendere a modello. Infatti, «in una fase d’incertezza come l’attuale, rappresentano un volano inestimabile, accompagnato da numeri significativi sul piano dell’occupazione», con 320 mila occupati. E qui il capo dello Stato, ricordando che l’Italia è il quinto Paese al mondo per saldo nell’attivo della bilancia commerciale, sottolinea (e il cenno è una staffilata alle smanie autarchiche e isolazioniste di Trump, e non soltanto di lui) «il beneficio che deriva all’economia dall’abbattimento delle barriere doganali, in particolare in Europa».

Parla secondo il suo stile, Mattarella. «Senza autocompiacimenti ma con soddisfazione». Per segnalare tre aspetti che lo hanno suggestionato, nella sua visita alla fiera milanese: 1) «il saper fare nel campo dell’abitare e del vivere, dote tutta italiana, trae ispirazione dal contesto del paesaggio e dai centri storici dei nostri borghi, per proporre l’immagine di un Rinascimento permanente, che rappresenta un’offerta di valori universali»; 2) «il merito della fruttuosa alchimia vista qui è suddiviso, in parti eguali, tra i designer, gli imprenditori, le loro maestranze»; 3) «esistono espressioni d’industriosità, unite a coscienza sociale diffusa, che possono far progredire il nostro senso del bene comune». Un modo, quest’ultimo, per proiettare appunto le nostre speranze di ripresa dalla sfera strettamente economica alla sfera civile.

Marzio Breda

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