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Made in Italy, torna la voglia di Borsa

Il 2014 era già iniziato con il piede giusto ma adesso che l’estate è alle porte si può parlare di record. Tra le Ipo già concluse e quelle in arrivo (a breve Fineco, Fincantieri e Cerved) i capitali raccolti a Piazza Affari si apprestano a superare quota 2,8 miliardi di euro. In pratica, in un semestre è stato già battuto il dato (1,2 miliardi) del 2013 che pure è risultato un anno in crescita dal punto di vista delle offerte pubbliche di vendita sul listino milanese (sei volte meglio rispetto ai 203 milioni di capitali raccolti nel 2012). Con questo trend il 2014 si avvia a superare in scioltezza il 2007, l’anno del boom della Borsa e delle quotazioni a Piazza Affari con un flusso di denaro proveniente dalle nuove matricole pari a 3,5 miliardi. Senza contare che a fine anno ci potrebbe essere anche la madre delle Ipo, quella di Poste italiane che a quel punto porterebbe l’anno a chiudersi con un record difficile da eguagliare (l’Ipo potrebbe però anche slittare al 2015). 
In termini di capitalizzazione (quindi non considerando solo il flottante quotato in Borsa ma l’intero valore della società) il listino si dovrebbe “arricchire” nel primo semestre (considerando le Ipo annunciate ma non ancora sbarcate) di oltre 7 miliardi. In questa estate si stanno affacciando sul listino i “pezzi grossi” (Fineco, Fincantieri e Cerved) mentre nella prima parte dell’anno hanno prevalso le quotazioni di piccole e medie imprese, quotate sull’Aim, il listino di Borsa italiana a queste dedicato. Eccezion fatta per Anima holding che è sbarcata ad aprile, raccogliendo 692 milioni di capitali freschi e “aggiornando” la capitalizzazione a 1,3 miliardi (dopo una rivalutazione borsistica del 4% rispetto al prezzo dell’Ipo).
Ha aperto le danze a gennaio il Gruppo Green Power. Attualmente vale 28 milioni, dal prezzo di quotazione il titolo ha ceduto il 7,5%. Due giorni dopo è approdata Sunshine capital, la più “piccola” matricola dell’anno (valore 3 milioni). Il 10 marzo è toccato a Gala, sempre sull’Aim. Rispetto al prezzo di quotazione (12,5) le azioni valgono il 12% in meno (capitalizzazione di 175 milioni). Quasi in contemporanea (11 marzo) ha fatto il suo debutto Tribo Media, fino ad oggi la più “felice” Ipo del 2014 con un aumento della performance rispetto al prezzo di collocamento del 27%. A maggio sono arrivate Agronomia (valore di Borsa di 28 milioni al lordo di un ribasso del 13,8%), Ecosuntek (valore di mercato 25 milioni di euro dopo un parziale del -23%) ed Energy Lab (21 milioni di euro). L’ultimo sbarco risale al 4 giugno: Plt Energia (64,5 milioni) ne ha raccolti oltre 10. A dispetto dell’euforia durante la quotazione, dunque, la performance sul listino non è stata brillante: facendo una media non ponderata, le società che si sono quotate nel 2014 hanno perso in Borsa il 2%.
La corsa a Piazza Affari non si esaurisce alle quotazioni: nel 2014 c’è fermento anche per aumenti di capitale (molte banche impegnate a rafforzare i requisiti patrimoniali) ed eventuali aumenti di flottante. Nel complesso si stima che a fine 2014 il listino potrebbe essere chiamato ad assorbire un flusso di denaro di 10-14 miliardi. Il mercato sarà in grado di sostenerlo? Gli analisti sono ottimisti e definiscono questo un momento «favorevole e senza precedenti» per le società italiane. Per diversi motivi: intanto, lo “sforzo” che si chiede a fondi e investitori istituzionali non è così ingente considerato che ad aprile, solo in Italia la raccolta del risparmio gestito ha segnato un aumento di 7 miliardi e, complessivamente il patrimonio ha toccato quota 1.405 miliardi. In più, a maggio-giugno, le società hanno staccato i dividendi e gli investitori hanno avuto «flussi di denaro ben superiori ai valori delle Ipo», fa notare un analista.
La liquidità è dunque molta. Dando per scontato che i pacchetti di quote e le nuove azioni messe sul mercato siano «prezzate in maniera ragionevole», c’è poi la questione della fiducia. «Le Ipo – spiega un operatore – seguono il trend del mercato e questo, se le imprese hanno appeal e solidità, sembra davvero un momento favorevole. Del resto, anche gli aumenti di capitale delle banche che ci sono stati finora sono andati bene».
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