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M&a, la torta del mercato italiano divisa tra pochi studi

L’attesa ripresa dell’m&a è rimandata. Le prospettive rosee per il 2012 non hanno trovato conferma nei dati pubblicati nei giorni scorsi da Mergermarket e l’auspicio è che il trend possa cambiare nei mesi a venire, complice la normalizzazione in atto sui mercati finanziari. Intanto dall’autorevole studio internazionale arriva la conferma del ruolo marginale ormai svolto dall’Italia nel mercato europeo. Una sfida per gli advisor legali del nostro Paese, che si trovano anche a fare i conti con l’avanzata delle law-firm.

Mercato stabile a livello mondiale

Nell’anno da poco trascorso, Mergermarket ha censito fusioni e acquisizioni per 2.243, 8 miliardi di euro a livello globale, sugli stessi livelli del 2011. Se si considera che nel frattempo l’economia mondiale è cresciuta di circa il 3%, e che la crisi degli anni precedenti aveva creato le condizioni per numerose operazioni di m&a, il dato finale risulta negativo. Anche se l’ultimo trimestre ha registrato una decisa accelerazione (737 miliardi, con un +59% nel confronto anno su anno) che lascia ben sperare per l’anno in corso, per quanto sia difficile immaginare un ritorno ai valori del 2007, del 38% superiori all’ultimo anno.

A livello settoriale, il primato in termini di valore spetta al segmento energy, mining & utilities (25,8% del totale), davanti all’Industrial & chemicals (12,2%) e ai financial services (11,7%). Mentre a livello geografico il primato resta appannaggio dell’America del Nord (32,9% dell’m&a mondiale), davanti all’Eurozona (20,5%) e al resto d’Europa (19,5%), capitanata dalla Gran Bretagna.

Tra gli studi primeggia Skadden Arps

La distribuzione geografica influisce sui nomi degli studi legali ai vertici della classifica. Davanti a tutti si piazza Skadden Arps Slate Meagher & Flom (era terza un anno fa), che ha seguito deal per 357 miliardi di dollari, tra cui spicca l’assistenza alla statunitense Sprint Nextel nella cessione del 70% delle azioni all’operatore nipponico Sfotbank (entrambi operatori di telefonia mobile), un’operazione da 35,5 miliardi di dollari. Il posto d’onore spetta a Freshfields Bruckhaus Deringer (assistenza a operazioni da 260 miliardi complessivi), che fa un balzo in avanti rispetto all’ottavo posto del 2011). In forte progresso anche Clifford Chance, che passa dal 15esimo al terzo posto, con un valore complessivo di 255 miliardi. Il primatista del 2011, Sullivan & Cromwell, scende invece all’ottavo posto (196 miliardi).

L’Europa perde quota

A conferma del cattivo andamento del quadro macroeconomico, l’Europa ha fatto registrare operazioni per 726 miliardi di dollari, in calo del 5,4% nel confronto anno su anno, nonostante un’operazione di portata straordinaria come la fusione tra Glencore e Xstrata (45,6 miliardi) che ha portato il settore energy, mining & utilities al primo posto (30,9% dell’m&a continentale in termini di valore). L’insieme di Uk e Irlanda fanno il primo mercato europeo (21,7% dell’m&a continentale), mentre la Germania è seconda (20,4%). L’Italia arranca con un modesto 7,1% in termini di valore e il 6% in volume.

Tra gli studi legali, il primato continentale va a Freshfields, a conferma della classifica 2011, mentre Clifford Chance sale dal sesto al secondo posto, precedendo Linklaters (che cede una posizione). Nella top ten entra Skadden Arps, con un balzo dal 14esimo al quinto posto, mentre Sullivan & Cromwell va a passo di gambero, scendendo dal terzo al decimo posto.

In Italia avanza lo straniero

A fronte di un quadro che a livello internazionale non presenta grandi scossoni rispetto al passato, il vento di novità arriva dall’Italia. Perché se da una parte Chiomenti conferma il doppio primato (39 deal seguiti per complessivi di 14,34 miliardi di dollari), rispetto al 2011 si mettono in luce alcuni studi stranieri. Freshields passa dal quinto al terzo posto nella classifica per valore (15,47 miliardi), alle spalle di Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (22,39 miliardi), secondo anche per volume con 27 operazioni di m&a seguite nell’anno solare 2012. Fa un balzo considerevole Skadden Arps, che passa dal 59esimo al sesto posto (7,37 miliardi) pur avendo lavorato solo su quattro deal. Gli stessi Paul Weiss Rifkind Wharton & Garrison, che fa un salto nella classifica per valore dall’80esimo al nono posto con dossier da 5,28 miliardi. Inoltre scala tre posizioni, piazzandosi settima, Clifford Chance (6,15 miliardi di dollari).

Tornando agli italiani, cede una posizione, finendo ai piedi del podio, d’Urso Gatti e Bianchi – Studio Legale Associato (10,59 miliardi), terzo nella classifica per volumi con 25 deal seguiti, mentre Bonelli Erede Pappalardo passa dal secondo al quinto posto (10,37 miliardi).

Gli studi legali vedono la ripresa alle porte

Gianluca Ghersini, partner di Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (studio di fiducia della Cassa Depositi e Prestiti, che ha affiancato nell’acquisizione totalitaria di Sace e di una partecipazione in Snam), vede nel calo del mercato italiano una conseguenza del «disallineamento nelle valutazioni degli asset tra compratori e venditori. In effetto che è stato potenziato dalla congiuntura economica e dalla struttura dell’impresa italiana, storicamente fondata principalmente sulle Pmi». L’avvocato vede comunque la ripresa dietro l’angolo, in particolare grazie al traino delle attività cross border. «Da un lato infatti ci sono realtà italiane sempre più proiettate verso l’estero, che stanno intensificando la propria attività in paesi al di fuori del nostro anche tramite acquisizioni; dall’altro, il sistema Paese sta registrando un aumento nell’attenzione dei potenziali investitori esteri, attratti da imprese interessanti». Ghersini vede grande dinamismo soprattutto nel settore bancario, destinato al consolidamento, e nel campo energetico, mentre il real estate non sembra destinato a una ripresa convinta dopo il calo degli ultimi anni.

Sposta più avanti la stagione della ripresa Nicola Asti, partner di Freshfields (studio che ha affiancato Cinven nella cessione di Avio a General Electric e Permira nella vendita di Valentino a Mayhoola), per il quale il primo semestre sarà all’insegna dell’attendismo, pur con quale felice eccezione legata ad aziende «in grado di esprimere un elevato valore aggiunto in termini di know how e qualità dei prodotti», con i deal favoriti dal calo dei multipli. Il calo registrato dallo spread nelle ultime settimane è un elemento positivo per Asti, secondo il quale tuttavia occorrerà attendere le elezioni del 24 febbraio perché gli investitori internazionali possano decidere se tornare o meno a investire nella Penisola.

Guarda ai prossimi mesi con «cauto ottimismo» Paolo Sersale, responsabile della practice corporate m&a di Clifford Chance: «Già verso la fine del 2012 si è visto un ritorno degli investitori e una ripresa delle fusioni e acquisizioni», spiega, citando come esempio un’operazione seguita dallo studio, la joint venture tra il Fondo Strategico Italiano e il Fondo Sovrano del Qatar per investimenti nel made in Italy. Proprio quest’ultimo ambito sarà per Sersale al centro dell’m&a nell’anno in corso, «in particolare penso alla moda, all’alimentare e alla manifattura a contenuto tecnologico», conclude.

Sei studi sempre ai vertici

Se un deal plurimiliardario può far schizzare verso l’alto la performance di uno studio legale nell’analisi annuale, può risultare utile fare un confronto nel medio termine. Così, confrontando le performance dal 2009 in avanti abbiamo provato a tracciare un quadro dei consulenti capaci di confermarsi ad alto livello. Dei primi 15 del 2012, quasi la metà (sette per la precisione) è entrato in classifica in tutti gli ultimi quattro anni. La performance migliore viene registrata da Chiomenti, due volte al vertice, una volta secondo e un’altra decimo, seguito da Bonelli Erede Pappalardo, mai al di sotto del nono posto. Sempre nella top ten si è piazzato anche Gianni Origoni Grippo, mentre le law-firm non hanno mai mancato l’appuntamento con la Top 15 Cleary Gottlieb, Freshfields e Clifford Chance. Performance positiva per Dla Piper, entrato nella Top Ten dei principali studi legali in ambito corporate m&a dell’intero anno 2012. Il valore delle operazioni seguite dallo studio in Italia è passato da 774 milioni $ nel 2011 a 5,8 miliardi $ nel 2012, facendo scalare a Dla Piper la classifica dalla trentaquattresima posizione all’ottava posizione nel 2012. Anche per quanto riguarda il numero di operazioni, pur attestandosi agli stessi livelli del 2011, lo studio è salito nelle classifiche passando dalla tredicesima all’ottava posizione. Infine un appunto sui valori sviluppati: nel 2009 proprio Clifford Chance aveva conquistato il primato con operazioni per 23,24 miliardi di euro, l’anno seguente era toccato a Gianni Origoni Grippo staccare tutti con 24,3 miliardi. Quindi Chiomenti ha dominato il 2011 (14,3) e il 2012 (23,5 miliardi). A conti fatti, in tre anni il mercato italiano è rimasto sostanzialmente stabile a livello di vertice.

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