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Ma il Patto del premier divide i sindacati “Prima i contenuti”

I sindacati ripartono dalla lettera del primo settembre. Quella inviata al premier Draghi in cui i segretari di Cgil, Cisl e Uil mettevano giù i temi di un confronto che chiedevano «preventivo». Per Landini, Sbarra, Bombardieri il Patto invocato da Draghi – e sposato dalla Confindustria di Bonomi – comincia da lì. Da quella lista. E da un metodo non di mera consultazione a cose fatte, ma di effettiva inclusione nelle decisioni.Lo diranno a Draghi oggi, quando saliranno su a Palazzo Chigi convocati ufficialmente per parlare di salute e sicurezza sul lavoro. E ufficiosamente per aprire una stagione che tutti si augurano di dialogo e partecipazione. Nella lettera si chiedeva al governo di introdurre l’obbligo del vaccino. Non è andata così: Green Pass obbligatorio dal 15 ottobre per tutti i lavoratori, con la coda di polemiche sui tamponi gratuiti ai non vaccinati. Per il resto, ci sono tutte le riforme sul tappeto da mesi: fisco, pensioni, scuola, pubblica amministrazione, concorrenza, ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro, politica industriale, trasporti, politiche sociali e «creare lavoro stabile per giovani e donne ». Soprattutto: la realizzazione del Protocollo con le parti sociali sul Recovery, per avviare una grande fase condivisa degli investimenti finanziati dai fondi europei.Come antipasto già ieri il leader Cgil Landini, ragionando sull’imminente fine – il 31 ottobre – del secondo blocco ai licenziamenti per commercio, servizi, turismo e tessile ha paventato «nuove chiusure, perché molte aziende di questi settori sono ancora in crisi». Evocando quindi «altre settimane di Cig Covid gratuita fino al 31 dicembre, quando scade l’emergenza sanitaria », anche perché «le riforme degli ammortizzatori e delle politiche attive entreranno in vigore da gennaio». Richiesta che accomuna anche Cisl e Uil. Sul Patto invece si registrano differenze di approccio.Agli opposti, se così si può dire, Cgil e Cisl. Scettica la prima. «Non impicchiamoci alla parola “Patto” », dice Maurizio Landini. «Se è solo la cornice di un quadro senza disegno, non ci stiamo». In casa Cgil più che il Patto si vorrebbero i Patti. Discutere dei temi, delle grandi riforme, una a una, entrando nel merito, trattando su tutto, lasciandosi le mani libere, senza ‘prendere o lasciare’. Non a caso Landini ieri ha invocato a più riprese il calendario: «Chiederemo al presidente del Consiglio di fissare un calendario di tutte le questioni da affrontare. Il problema non è il Patto, ma i suoi contenuti. Non mi interessa fare un accordo politico generale, ma come si fanno le cose, come si dà lavoro, come si riduce la precarietà. Non credo che Draghi seguirà il metodo di ascoltare tutti e poi tirare dritto: non gli conviene. L’unico metodo che funziona è la partecipazione, il decidere assieme».In casa Cisl c’è più ottimismo, il Patto piace, il segretario Luigi Sbarra l’ha proposto più volte, si invoca spesso il metodo Ciampi. Anche se, osserva qualche astuto sindacalista, «nel ‘92 dopo l’abolizione della scala mobile e nel ‘93 dopo l’intesa a rinnovare i contratti in base all’inflazione programmata ci tirarono i bulloni: ma dovevamo entrare in Europa, ora l’Europa ci dà 250 miliardi». Insomma, i tempi sono cambiati, tira un’altra aria. Si prospetta un Patto senza sacrifici. E un Patto in cui si dà e non si prende è un Patto che si può fare, senza troppi sofismi.La Uil sta nel mezzo, non così scettica come la Cgil, neppure aperturista come la Cisl. Dice il segretario Pierpaolo Bombardieri: «Chiediamo di capire tempi e contenuti del Patto, di entrare nel merito. Aspettiamo di vedere se abbiamo tutti la stessa visione. Sulle pensioni ad esempio Bonomi dice che Quota 100 è una truffa, noi vogliamo un’uscita flessibile a partire dai 62 anni. Sul fisco Confindustria chiede di abolire l’Irap, ma così salta la sanità regionale. Il primo atto del governo è stato un condono, noi chiediamo di intervenire sull’Irpef dei lavoratori e dei pensionati che la coprono per l’80%. E poi noi siamo per meno precarietà sul lavoro, non proprio l’approccio delle imprese in questi mesi».Entrare nel merito e nel metodo, dunque. Alla fine sarà questa la richiesta più stringente dei sindacati al premier. Per non incassare tutto a scatola chiusa.

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