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M&a, il 2013 parte al rallenty Pochi i deal e di basso valore

La crisi impatta sul mercato delle fusioni e acquisizioni, che nel primo trimestre 2013 ha fatto registrare 2.621 deal avviati (comprese quindi anche le operazioni in corso di svolgimento e dall’esito non definito) per un valore stimato in 418 miliardi di dollari, il 7% in meno rispetto a un anno fa.

A rivelarlo è la tradizionale ricerca condotta da Mergermarket, che conferma la marginalità ormai ricoperta dall’Italia nel quadro europeo, con poche operazioni di rilievo (su tutte la fusione tra Gemina e Atlantia da 3,9 miliardi di dollari, indicata tra i top deal europei del periodo) e in buona parte in mano gli studi locali.

Anche gli emergenti pagano dazio alla crisi

Secondo la rilevazione, il livello di transazioni a livello mondiale tra gennaio e marzo è stato il più basso da dieci anni a questa parte. Un dato che colpisce negativamente, se si considera che nella maggior parte del mondo la ripresa economica sta prendendo corpo. Così, se il nuovo calo registrato in Europa (operazioni per 116,3 miliardi di dollari, con un crollo del 54% nel confronto anno su anno) era atteso dalla maggior parte degli analisti, lo stesso non si può dire per i mercati emergenti. A limitare i danni è stata la performance degli Stati Uniti, in crescita del 38% rispetto al primo trimestre 2012, con accordi dal valore di 172,4 miliardi di dollari.

A livello settoriale, il primato va alle Tmt (24,7% in termini di valore), davanti all’aggregato enegy, mining e utilities (21,3%).

Warren Buffett non bada a spese

L’operazione più importante del periodo ha visto protagonista il finanziere Warren Buffett, che attraverso la Berkshire Hathaway, e in alleanza con la brasiliana 3G Capital, cui fa capo anche Burger King, ha messo sul piatto 27,6 miliardi di dollari (debito compreso) per conquistare Heinz, celebre azienda di ketchup, che in Italia controlla anche Plasmon. Come sempre capita in operazioni così importanti, sul dossier sono stati coinvolti numerosi studi internazionali: i compratori si sono affidati a Freshfields Bruckhaus Deringer, Kirkland & Ellis e Munger Tolles & Olson, mentre i venditori a Davis Polk & Wardwell, oltre che a Wachtell Lipton Rosen& Katz, Advising FA, O’Melveny & Myers, Willkie Farr & Gallagher e Sullivan & Cromwell.

Davis Polk & Wardwell ha conquistato il primato mondiale tra gli studi legali (con un gran balzo rispetto alla 19esima posizione del primo trimestre 2012), avendo lavorato su 26 operazioni per un valore complessivo stimato in 86 miliardi di dollari.

Il posto d’onore spetta a Wachtell, Lipton, Rosen & Katz (solo 36esimo un anno fa), con 16 deal per un valore di 68 miliardi di dollari, mentre sul gradino basso del podio si posiziona Freshfields Bruckhaus Deringer (leader della classifica dodici mesi prima), con 41 operazioni e 61,3 miliardi di valore.

Mentre la classifica per numero di operazioni vede primeggiare Dla Piper (64 deal), davanti a Jones Day (53) e Kriland & Ellis (52).

Quanto all’Europa, il primato per valore va a Shearman & Sterling (sei deal per 26,6 miliardi di dollari), davanti a Hogan Lovells (26 operazioni dal valore complessivo di 26,2 miliardi) e Linklaters (34 per 26,1 miliardi).

Nella Penisola dominano gli studi italiani

Per quanto concerne l’Italia, vi è stata una sola grande operazione, la fusione tra Atlantia e Gemina (dossier aperto in attesa delle autorizzazioni da parte delle autority), con un valore di poco inferiore ai 4 miliardi di dollari.

Gli studi coinvolti in questa operazioni sono gli stessi che hanno dominato la graduatoria nazionale.

Al primo posto c’è Gianni Origoni Grippo Cappelli, con quattro operazioni all’attivo per un valore complessivo di 10,33 miliardi di dollari, seguito da Bonelli Erede Pappalardo, che ha lavorato su cinque dossier dal valore complessivo di 7,8 miliardi, e d’Urso Gatti e Bianchi, con sette operazioni (che gli assegnano il primato per volumi), per un ammontare di 6,2 miliardi di dollari.

Ai piedi del podio si piazza Chiomenti, che precede Linklaters, Herbert Smith Freehills e Legance.

La top ten è chiusa dal terzetto composto da Carbonetti, Krkland & Ellis e Giliberti Papalettera e Triscornia.

Nel confronto con il primo trimestre 2012 Gop fa un balzo di sei posizioni, complice il deal miliardario che ha portato China National Petroleum Corporation ad acquisire il 28,6% di Eni East Africa (operazione che ha visto al lavoro anche Herbert Smith, la grande novità dell’ultima classifica).

Mentre Bep e d’Urso hanno perso una posizione, confermandosi comunque ai livelli più alti del mercato nazionale.

In linea di massima emerge un quadro dominato dagli studi italiani, con le law-firm che, tranne qualche felice eccezione, arrancano. Al tempo stesso, tuttavia, le strutture italiane faticano a trovare visibilità e mandati oltreconfine, e questo limite rischia di pesare a fronte di uno scenario economico interno che non promette di svoltare nel breve periodo.

L’obiettivo è tornare ai livelli dello scorso anno

Sul mercato italiano si gioca in difesa. A fronte di un quadro macroeconomico che non promette di migliorare nel breve periodo, l’obiettivo principale per l’anno in corso è cercare di confermare i livelli 2012, secondo quanto emerge dall’analisi degli studi legali.

Per Andrea Giardino, partner di d’Urso Gattie Bianchi, «nei prossimi mesi si vedranno ancora operazioni di consolidamento sia nel settore bancario sia nel settore industriale, come ad esempio It e media e operazioni nelle quali saranno minimizzate le esigenze di ricorso a risorse bancarie», come le tradizionali operazioni condotte in porto «carta contro carta».

Per Giardino è verosimile che si assisterà ad «acquisizioni crossborder, in cui alcuni fondi o player stranieri proveranno a sfruttare interessanti opportunità esistenti nel mercato italiano proprio in conseguenza della situazione di crisi».

Anche secondo Luca Fossati, responsabile del dipartimento societario dello studio Chiomenti, le maggiori opportunità potranno arrivare dagli operatori «che hanno acquisito consapevolezza delle opportunità del momento, particolarmente favorevoli ai compratori». Compresi alcuni stranieri, «che si stanno avvicinando alle potenziali prede, pur restando in generale prudenti a causa della situazione del nostro paese». Quanto ai settori che potrebbero essere interessati maggiormente dalle operazioni, Fossati rileva «una certa vivacità nel manifatturiero di eccellenza, mentre l’immobiliare e l’energia continuano a essere molto deboli».

Gianluca Ghersini, partner di Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, vede un miglioramento della situazione rispetto ai primi mesi del 2013, con il risultato che potrebbe essere una tenuta complessiva sui valori dello scorso anno.

Un moderato ottimismo, dunque, motivato dal «processo di efficientamento delle strutture aziendali, determinato anche da un quadro congiunturale non ancora positivo», dice Ghersini. «Questo potrebbe portare alla vendita di attività, in settori come quello delle istituzioni finanziarie, ma anche energy e immobiliare».

Il secondo fattore è invece legato al progressivo grado di apertura della nostra economia ai mercati internazionali. «In questa direzione, sono sempre più numerose le pmi italiane che guardano con interesse a possibili acquisizioni all’estero, per alimentare la propria strategia di sviluppo, anche in un’ottica di diversificazione geografica», aggiunge Gersini.

Che chiude rilevando una crescente attenzione al nostro mercato da parte di grandi operatori stranieri, «in particolare dal Far East, attratti dalle numerose punte di eccellenza che il nostro tessuto economico può esprimere» e tra i fondi di private equity.

A quest’ultimo proposito, va segnalato che i tra i top deal del management buyout rilevati da Mergermarket nel primo trimestre vi è l’operazione Cerved (passata da Bain Capital e Clessidra e Cvc Capital Partners, per un valore 1.488 milioni di dollari), che è valso il 16esimo nella classifica mondiale di settore per i due studi che hanno seguito il deal, vale a dire Chiomenti e Facchini Rossi Scarioni.per fasce di valore del procedimento.

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